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3/ Enrico Sala - Viaggio alla frontiera della solidarietà
Immagini articolo
"Tutti i pozzi d'acqua
creati con le sculture"
GIUSEPPE ZOIS


Due stalle raggruppate e trasformate nella sua galleria permanente, nel cuore di Salorino. Enrico Sala, 76 anni, scultore ma, all’occasione, anche disegnatore e mosaicista, ha racchiuso fra queste pareti che trasudano antica civiltà contadina, il suo piccolo grande mondo. Ci sono in bell’ordine 82 sculture di varie stagioni, altre 80 gli tengono compagnia nella casa dove è nato, sempre a Salorino. Un percorso artistico che si distende su mezzo secolo e un cuore, il suo, che da mezza vita ha battiti per un popolo lontano, molto provato, quello cambogiano. Lui si moltiplica per aiutarlo. Sarà anche una goccia nel mare dei bisogni, ma è una goccia che laggiù, dove arriva, è una benedizione del cielo. E là, in quel lontano Paese, dove Enrico Sala si reca ogni anno subito dopo Natale, glielo ripetono con tutte le espressioni possibili della gratitudine: gli hanno già eretto tre monumenti di pietra per obbligo di riconoscenza.
L’artista di Salorino, che in gioventù aveva il volto incorniciato da una folta barba, fa un po’ come le rondini, quando si annuncia l’inverno, in genere subito dopo Natale: prende l’aereo, fa tappa per una settimana in Thailandia, poi torna sempre fra gli stessi tetti, alcuni ancora ciuffati di paglia, fino a maggio.
La passione umanitaria si accese durante un viaggio alla scoperta del sito archeologico di Angkor Wat. Era il 1994. "Mi imbattei in una famiglia che attingeva acqua da una pozzanghera, nemmeno la legna per farla bollire. Lì capii che non potevo limitarmi a fare lo spettatore. Decisi che mi sarei speso per quella causa. Un primo pozzo a Rohal, poi l’anno dopo, nel 1995, altri 14, poi ancora 40 nel 1996, e avanti con una determinazione e una gioia indicibili".
In dieci anni, qualcosa come novecento pozzi, una cinquantina dei quali nella provincia di Kratié, su richiesta di un altro ticinese che operava laggiù, Piergiorgio Tami. La catena della solidarietà si arricchisce di anelli: tonnellate di riso, trasporto di abiti dal Ticino e consegnati direttamente nei villaggi ai bambini, poi una rete di strutture dalle scuole ad ambulatori, centri medici, ospedali… Ad un certo punto, per poter lavorare ancor più presente sul posto, in Cambogia, Sala molla anche l’insegnamento a tempo parziale: farà lo scultore e il benefattore. "Scolpivo d’estate e d’inverno partivo, trasformandomi all’occorrenza in infermiere, talvolta anche il medico nei villaggi, pianificatore, architetto… La geografia degli aiuti si amplia: Kok-Bang, Po Pale, Dam Nak Slagn, Sra Nal. Naturalmente io sono soltanto il tramite: senza il sostegno e la generosità di molti che condividono questi fremiti umanitari, molti progetti rimarrebbero sulla carta".
Con lo scrupolo della rendicontazione puntuale, Sala tira qualche somma. Ha fatto 26 missioni e convogliato in promozione di sviluppo e dignità 3’691’582 di dollari, sempre animato dalla stessa coinvolgente energia. "Adesso ho due sogni da trasformare in realtà: un edificio ospedaliero a Sre Noi, per un bacino di 28mila abitanti, finalizzato soprattutto all’assistenza delle donne in gravidanza e nel parto, e qui occorrono 58mila dollari; e un edificio scolastico di 5 aule a Pouk, con una spesa di 52mila dollari. Poi, se riuscirò, vorrei partire con un edificio ospedaliero a Choup Ta Trav, 31mila dollari, e una scuola primaria di cinque aule a Trapang Khtas (Svay Lei), 55mila dollari. Devo proprio fare una mostra, quest’autunno… ".
Enrico ha la prontezza dell’ingegno, la volontà di far da tramite nella costruzione di un futuro da condividere in lontani villaggi di stenti, presente, futuro, fatiche, speranze. Sua madre gli ha insegnato che l’avvenire è una salita che non finisce mai. Con una raccomandazione, in dialetto, che ha adottato: "Vantét mia, cavagna rot"’ (non vantarti, cesto rotto).
"Grazie a WhatsApp riesco a tenermi aggiornato su tutto, con la precisione e la tempestività necessarie - riprende Sala -. Ho avuto la fortuna di imbattermi anche con alcune persone del posto che si occupano di tutto quanto serve all’avanzamento di un progetto, dalla contabilità alla manodopera, alla sorveglianza sui cantieri. Quando ci penso, a volte mi domando come tutto ciò sia stato possibile".
06.10.2019


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