Lo scioglimento dei ghiacciai innesca una nuova sfida
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La Guerra fredda
sul fronte dell'Artico
MARCO OLIMPIO


È il fronte nord. Polare, in tutti i sensi. Lo scioglimento dei ghiacci nell’Artico ha innescato una nuova sfida geopolitica tra Est e Ovest. Da diversi anni il restringimento della calotta, causato dal riscaldamento terrestre, apre nuove rotte marittime permettendo l’accesso a risorse naturali strategiche. E, inevitabilmente, si porta dietro una crescente militarizzazione della regione.
Tra le nuove vie c’è la Northern Sea Route (Nsr), che porta dall’Europa all’Asia, passando tra il Polo Nord e la Russia. Attualmente è percorribile da mercantili circa 2-4 mesi l’anno senza l’ausilio dei rompighiaccio ed è più breve di circa 10-15 giorni rispetto al tradizionale percorso lungo il Canale di Suez. Il quadrante geografico è come uno scrigno, all’interno riserve di gas e petrolio che secondo alcune stime conterrebbero circa il 30% di quelle globali. Alcune di esse si trovano in zone economiche esclusive (Zee) chiaramente delineate. Ma per altre ci sono contese sul controllo dei fondali marini e sulle aree di esplorazione energetica, da qui i rischi di contrasti accesi e instabilità.
Mosca mira a sfruttare la maggiore navigabilità di questo percorso, ha investito in una rete di infrastrutture che dovrebbe appoggiare le unità in transito e, contestualmente, ha aumentato le proprie capacità militari nello scacchiere. Vuole essere l’attore principale e non lo nasconde.
Nei territori sulla costa ha costruito basi ed ha potenziato quelle esistenti, dotandole di piste per l’aviazione. Lo scudo anti-aereo è affidato a sistemi anti-aerei S-400 e S-300 mentre missili antinave e da crociera a lunga gittata garantiscono la protezione marittima. Risorse anche per la Flotta del Nord, nella quale sono entrati altri sottomarini e unità. La dottrina, ancorata a quella della Guerra Fredda, ruota attorno ad un "bastione" che deve tutelare la sfera di interesse. Guardando anche verso chi può fare da sponda in un "grande gioco" dove sono in tanti a muovere.
Il governo russo ha firmato un’importante accordo con la Cina che sancisce l’ingresso di Pechino nel progetto di gas naturale "Arctic Lng-2". La superpotenza orientale ha a cuore non solo quello che c’è nelle viscere dell’Artico, ma essendo un grande esportatore ha tutto da guadagnare da percorsi navali più rapidi. Infatti i cinesi occupano una posizione da osservatori nel Consiglio Artico, la principale organizzazione intergovernativa per promuovere la cooperazione nell’area, e dispongono di una stazione di ricerca alle Svalbard. Altro punto: nel 2018, hanno lanciato per la prima volta, un piano di strategia nazionale nel quale la "rotta nord" viene definita la "Via della Seta Polare". Una definizione che dice molto.
L’Occidente risponde, forse con ritardo. Gli Usa, insieme ai partner della regione, hanno adottato una serie di iniziative per controbilanciare le mosse dei rivali. Numerose le esercitazioni, compresi i lanci di paracadutisti, il dispiegamento di sottomarini e la stretta collaborazione con il Canada e la Norvegia. Da tempo è in vigore la missione di pattugliamento aereo della Nato in Islanda. In base agli accordi, sono schierati dei caccia a difesa dello spazio aereo islandese: a breve toccherà agli F35 dell’Aviazione italiana. Segnali di come tutti debbano guardare oltre l’orizzonte.
06.10.2019


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