Le sfide che attendono Berna dopo le elezioni di ottobre
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La svolta ambientalista
dominerà la legislatura
NENAD STOJANOVIĆ, POLITOLOGO UNIVERSITÀ DI GINEVRA


La sera di domenica 20 ottobre conosceremo la composizione del nuovo parlamento federale. L’attuale maggioranza di destra (Udc, Plr e Lega detengono infatti la maggioranza assoluta in Consiglio nazionale) sopravvivrà? Oppure si confermerà il trend che si è già manifestato in quasi tutte le ultime elezioni cantonali (Lucerna, Zurigo, Basilea Campagna), tranne che in Ticino, e che vede avanzare la sinistra nel suo insieme e in particolare i Verdi? Intanto, possiamo già anticipare quelli che saranno i principali temi della prossima legislatura (2019-2023) a livello federale: i rapporti con l’Unione europea, la digitalizzazione, la  questione climatica e il futuro dell’Avs.
I rapporti con l’Ue continueranno a dominare la scena politica. È stato così già nella legislatura 2015-2019, che in un primo tempo è stata segnata dal dibattito sulla (non) attuazione dell’iniziativa popolare "contro l’immigrazione di massa", accettata il 9 febbraio 2014 con una maggioranza risicata (50,3%). Nella seconda metà della legislatura l’accento è stato invece posto sull’accordo quadro fra Svizzera e Ue. Accordo osteggiato sia dalla sinistra sindacale sia dalla destra nazionalista e che ora risulta congelato proprio in attesa delle elezioni di ottobre. Ma una volta terminate le elezioni, la Svizzera non potrà più tergiversare e dovrà comunicare all’Ue se intende o no ratificare l’accordo. Alcune cerchie politiche cercano di guadagnare tempo paventando un’eventuale rinegoziazione dell’accordo. Finora l’Ue non ha mostrato comprensione per questa richiesta (anche per non aprire alcuno spiraglio ai fautori del Brexit nel Regno Unito). Sarà quindi interessante vedere che posizione assumerà la Svizzera ufficiale, visto che il benessere del Paese dipende in buona misura dalle buone relazioni con l’Ue, nostro principale partner commerciale.
In effetti, l’obiettivo dichiarato del Consiglio federale, per i prossimi quattro anni, è di "garantire all’economia svizzera l’accesso ai mercati internazionali e al mercato interno dell’Ue". La grande incognita, tuttavia, è l’esito dell’iniziativa popolare dell’Udc "Per un’immigrazione moderata", su cui si voterà verosimilmente nel 2021. Dovesse essere accettata e attuata, metterebbe a repentaglio gli accordi bilaterali.
Per quanto riguarda la sfida della digitalizzazione, l’obiettivo del Consiglio federale nei prossimi quattro anni è creare le condizioni economiche stabili che promuovano l’innovazione nell’era digitale e il potenziale della manodopera locale. Per raggiungerlo sarà necessario che la Svizzera mantenga una posizione di rilievo nei settori della formazione, della ricerca e dell’innovazione, sfruttando le opportunità offerte dalla digitalizzazione. Ma anche qui pende la spada di Damocle legata all’accordo con l’Ue: non va dimenticato che la prima decisione presa da Bruxelles dopo il 9 febbraio 2014 fu proprio di escludere la Svizzera dai grandi progetti di ricerca europei.
Un tema sempre più caldo, e sempre più urgente, è la questione climatica. Nella scorsa legislatura la legge sul CO2 è naufragata a causa del doppio veto della destra nazionalista (Udc) e della sinistra (Ps, Verdi). Per la destra la legge andava troppo lontano. Per la sinistra invece era modesta. Nella nuova legislatura la situazione dovrebbe cambiare perché nel frattempo il Plr, in seguito a un vasto sondaggio fra i membri del partito, ha adottato una posizione più ambientalista e potrebbe quindi fare un’alleanza con la sinistra. È quindi immaginabile che si trovi una maggioranza favorevole, per esempio, alle tasse sui biglietti d’aereo il cui obiettivo è di disincentivare l’uso di questo mezzo di trasporto per favorire il treno. Sia come sia, l’emergenza climatica è diventata la principale preoccupazione politica a livello mondiale e non vi è dubbio che ciò avrà ripercussioni anche in Svizzera.
Infine, la riforma sulla previdenza vecchiaia, bocciata nel settembre 2017 dal 52,7% dei votanti, sarà un altro tema di dibattito. Si tratta di risolvere la questione del finanziamento dell’Avs. Tema caldo di questo dibattito sarà, ancora una volta, l’innalzamento dell’età pensionistica delle donne da 64 a 65 anni.
Last but not least, alcuni temi nella prossima legislatura verranno dettati non dal Consiglio federale o dal Parlamento, bensì dalla democrazia diretta. Nella legislatura 2019-2023 si voterà infatti su diverse iniziative popolari, fra cui quella per un congedo paternità di 4 settimane, per abitazioni a prezzi accessibili, per la trasparenza nel finanziamento della politica, per la responsabilità delle multinazionali svizzere all’estero o ancora per l’elezione dei giudici federali tramite il sorteggio.
*Politologo Università di Ginevra
11.08.2019


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