I nodi da sciogliere dopo le elezioni federali di ottobre
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Dalla salute sino all'Ue,
le sfide future di Berna
CHANTAL TAUXE


Quali sono le sfide che attendono Berna dopo il 20 ottobre? Una sarà sicuramente la riforma dell’Avs. Tema spinoso, di cui probabilmente in questa campagna elettorale in vista delle elezioni federali si parlerà poco. Si parlerà invece di più dei rapporti tra Confederazione e Unione europea, argomento caldo e d’attualità capace di agitare gli animi.
Sono quattro o cinque i nodi che il nuovo parlamento federale che nascerà in ottobre dovrà sciogliere (e alcuni avranno ripercussioni concrete sui bilanci familiari). Ci sarà appunto l’Europa, e se - come fanno capire i sondaggi - anche in Svizzera potrebbe esserci un’onda verde, la questione del clima sarà ai primi posti dell’agenda parlamentare. D’altronde la svolta "green" del Plr dimostra che si va in questa direzione. Poi c’è il problema della digitalizzazione ma soprattutto della ricerca che va sostenuta per restare su un mercato sempre più tecnologico.

Per fortuna siamo nell’anno delle elezioni federali altrimenti assisteremmo a un déjà-vu! In autunno comunque si parlerà dei costi della salute, che aumenteranno. Del resto è ovvio: si vive più a lungo e la medicina è sempre più sofisticata. Il progresso medico non è però finanziato solo con le tasse ma anche con i premi di cassa malati. Così, l’impatto dei premi sul nostro potere d’acquisto è diventato insopportabile ma Berna è incapace di proporre un sistema più giusto. Risultato: siamo ancora prigionieri di una legge vecchia di 25 anni. Nel frattempo Comparis ha già annunciato un aumento dei premi dal 2 al 3%, quindi anche quest’anno cercheremo i colpevoli invece di trovare soluzioni.
Un altro problema che i parlamentari eletti preferiscono evitare è quello delle relazioni con l’Unione europea (Ue). Il presidente della commissione, Jean-Claude Junker, lascerà l’incarico a fine ottobre: dobbiamo aspettarci novità dal Consiglio federale? Poco probabile. Più realistico è che sindacati e datori di lavoro trovino un punto in comune l’Ue.
A inizio luglio il nuovo presidente dell’Unione sindacale svizzera (Uss), Pierre-Yves Maillard, ha raggiunto un’intesa con l’Unione svizzera degli imprenditori sul secondo pilastro pensionistico. Ciò potrebbe rappresentare un avvicinamento all’Ue. Anche gli svizzeri e non soltanto i vodesi, che conoscono bene Maillard, col tempo potrebbero scoprire l’abilità dell’ex consigliere di Stato di ottenere risultati. Quando si tratta di difendere i salari, le parti sociali hanno in effetti un ruolo non indifferente. Ecco perché è il tempo di insistere su questo fronte. Chissà se questo asso nella manica, dopo 5 anni di negoziati con l’Ue, indurrà i sindacati a essere più concreti, mentre dall’altra parte della Manica il primo ministro britannico, Boris Johnson, ha già detto di voler ripartire da zero sulla Brexit.
La questione europea sarà al centro della campagna elettorale, anche se i partiti non la nomineranno apertamente. Dovranno comunque farci i conti, perché sulla scena politica federale è arrivato un nuovo movimento politico: Operazione Libero. Un movimento nato nel 2014 che mira ad avere in Consiglio nazionale da 6 a 9 seggi e promuovere una Svizzera aperta e progressista. Riunisce candidati di diversi partiti, accomunati dal desiderio di liberare la Svizzera dai dogmi blocheriani, che fino a oggi hanno solo paralizzato e indebolito la Confederazione. L’Operazione Libero avrà successo? La risposta ci sarà il 20 ottobre, quando dovremmo aspettarci in ogni caso un’onda verde. A prevederla sono i sondaggi. Vedremo quanto sarà potente.
Di sicuro cambiare gli equilibri in Parlamento non sarà facile. Il sistema proporzionale e federalista svizzero mitiga gli sbalzi umorali dell’elettorato. Ciò nonostante in Consiglio nazionale quattro o cinque seggi in più sono in grado di avere un impatto sulle maggioranze. Il sogno della sinistra è naturalmente quello di rovesciare l’asse Udc-Plr uscito dalle urne nel 2015, il cui bilancio, a dire il vero, è piuttosto magro.
A dicembre assisteremo poi alla rielezione del Consiglio federale. Si ripresenteranno tutti i ministri? Difficile rispondere. Ueli Maurer, eletto nel 2008, che compirà 69 anni il prossimo 1 dicembre, ha già visto le dimissioni di due colleghi più giovani di lui: Didier Burkhalter e Johann Schneider-Ammann. Dopo le elezioni è probabile quindi che assisteremo al totocalcio federale. Con una variante: se i Verdi supereranno il Ppd avranno diritto a un posto in Consiglio federale? Se accadrà, sarà uno scenario davvero esplosivo!
Un ultimo punto occuperà i giornalisti: l’aiuto alla stampa. Simonetta Sommaruga, appena arrivata al Dipartimento dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni dovrà presentare delle proposte per aiutare un settore, quello dei media, in gravi difficoltà economiche anche per colpa del digitale. Cosa farà il ministro socialista? Aiuterà direttamente i giornali con i soldi risparmiati dal canone oppure troverà le risorse dalle entrate garantite dalle concessioni del 5G? Le redazioni, in attesa di capire cosa succederà, stanno fremendo, ma anche i lettori dovrebbero stare alla finestra. Disporre di informazioni diversificate e di qualità è soprattutto un loro diritto.
11.08.2019


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