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Cosa succede a Roma tra alleanze e strategie
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L'Italia va nell'incertezza
e aspetta nuove elezioni
DAVID ALLEGRANTI DA ROMA


L’estate è appena iniziata, ma la politica italiana ha già la testa all’autunno, tra cambio della legge elettorale - si torna a parlare di sistema proporzionale - e le importanti elezioni regionali di settembre. Le conseguenze socio-economiche dell’emergenza sanitaria rischiano di avere serie ripercussioni sul governo di Giuseppe Conte e sulle forze che compongono la maggioranza, soprattutto Pd e M5s, impegnate da mesi in un duello per stabilire a chi appartiene l’egemonia culturale nell’esecutivo.
Il maggior partito di centrosinistra italiano, il Pd guidato da Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, ha subìto molto l’influenza dei populisti sulle classiche tematiche "anti-casta"; i grillini (M5s) sono invece alle prese con una crisi d’identità e qualcuno di loro, come l’agit-prop Alessandro Di Battista, ex deputato, vorrebbero un congresso per stabilire la nuova leadership del movimento.
Nel frattempo, però, il mondo corre e si cura poco delle beghe della politica italiana: la crisi economica già colpisce e l’Istat (istituto di statistica) prevede una "marcata contrazione del Pil nel 2020", con una caduta dell’8,3 per cento. Il presidente del Consiglio, esaurita l’emergenza, almeno per il momento, sta cercando di resistere alle pressioni dei partiti della maggioranza e dell’opposizione. Un voto anticipato è possibile? Il fatto che si torni insistentemente a parlare di legge elettorale è un primo segnale. I partiti evidentemente la ritengono una possibilità concreta. Prima però ci sono alcuni passaggi da compiere.
A settembre, negli stessi giorni (20 e 21), ci saranno il referendum costituzionale sul taglio del numero dei parlamentari, le elezioni comunali e le elezioni regionali. L’esito del voto sul referendum appare scontato, con la conferma del taglio del numero di deputati e senatori. Tutto da vedere invece su cosa succederà alle Regionali. Vanno al voto Regioni importanti, come il Veneto - dove per la verità anche qui l’esito appare scontato, con la vittoria dell’attuale presidente Luca Zaia, leghista - la Liguria, la Toscana, le Marche, la Campania e la Puglia. Pd e Cinque stelle stanno cercando di costituire alleanze locali contro il centrodestra, ma il dialogo fra i due alleati di governo nazionale è molto più complicato sul territorio. Come ammette l’ex presidente del Pd e attuale deputato Matteo Orfini, "è difficile allearci localmente con il M5s, con il quale nei territori non siamo d’accordo su nulla. E quindi queste alleanze o non funzionano, come in Umbria (dove ha vinto il centrodestra, ndr), oppure non riesci nemmeno a farle, perché nei nodi politici di fondo emergono le differenze fra forze politiche alternative".
Il centrodestra è pronto ad approfittarne, con un assetto diverso rispetto a pochi mesi fa. Da mesi sta andando in scena un duello fra sovranisti all’interno della coalizione. Il segretario della Lega Matteo Salvini, già Re Mida della politica italiana, ex vicepresidente del Consiglio, ex ministro dell’Interno, ha perso consensi ed è incalzato dall’alleata Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia. La leader di Fd’I esprime il candidato alle regionali in Puglia, Regione politicamente strategica oggi guidata dal centrosinistra. Se dovesse vincere, per lei si aprirebbero le porte della candidatura alle elezioni comunali di Roma del 2021. Per Salvini, invece, sarebbe un ulteriore colpo alla propria leadership. Ma anche questo lo si capirà in autunno.
11.07.2020


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