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Dal governo via libera, ma molte imprese restano chiuse
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l'Italia riapre a tappe
ma 4 su 10 dicono no
R. C.


Ammaccata, impaurita, ancora convalescente. Dopo la febbre alta del coronavirus che l’ha colpita e fatta precipitare in un incubo economico e sociale, l’Italia riparte. Da domani, lunedì, le porte sbarrate di negozi, attività produttive, palestre, musei, chiese e biblioteche, si aprono a tappe, anche se in alcuni casi a numero chiuso e con forti limitazioni. Si avvia una "fase2" che sarà progressiva e durerà per tutta l’estate con test e verifiche utili per eventualmente aggiustare il tiro nel caso di una ripresa dei contagi. Sarà introdotta progressivamente anche la libertà di circolare da regione a regione senza dover giustificare gli spostamenti, come sarà progressiva l’apertura delle frontiere che dovrebbe scattare il 3 giugno per tutti i cittadini Ue, della Svizzera, della Gran Bretagna e del Principato di Monaco, senza quarantena e senza autocertificazione.
La strada è tracciata e restano da sistemare solo piccoli dettagli, come una eventuale introduzione di limiti e divieti provvisori richiesti da alcune regioni. La spinta è arrivata dal governo che dopo tante titubanze ha approvato un decreto legge con un pacchetto di linee guida racchiuse in un documento di 18 pagine. La nuova norma "delinea il quadro normativo nazionale all’interno del quale, dal 18 maggio al  31 luglio 2020, con appositi decreti od ordinanze, statali, regionali  o comunali, potranno essere disciplinati gli spostamenti delle persone fisiche e le modalità di svolgimento delle attività economiche,  produttive e sociali".
La data importante, dunque, rimane quella di domani, 18 maggio. Quando buona parte delle attività potranno ripartire. Ma a un patto: che vengano rispettate rigorosamente le regole dettate dal governo. A cominciare dalla distanza di 1 metro, in molti casi 2. E soprattutto le misure di igiene. Poi, nei luoghi chiusi bisognerà indossare la mascherina, in molti casi anche i guanti, in altri occorrera misurare la temperatura con il termoscanner. L’Italia guarda anche all’estate e ha previsto la riapertura degli stabilimenti balneari e anche delle spiagge libere.
Il problema, tuttavia, è che molti imprenditori o commercianti non riapriranno. Chi per paura, chi perché economicamente non riesce ad andare avanti dopo la lunga chiusura e teme di dover lavorare in perdita. Secondo un sondaggio di Confesercenti apriranno subito 6 imprese su 10, tra negozi, bar e ristoranti. Le altre attenderanno ancora.
17.05.2020


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