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Gli scienziati cinesi si concentrano su un piccolo animale
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"È stato il pangolino
a diffondere il virus"
ANDREA STERN


È diventato il sospettato numero uno. Il pangolino, un piccolo mammifero dal nome curioso e simile a un formichiere. Sarebbe lui il responsabile della trasmissione del coronavirus dai pipistrelli agli esseri umani. A svelarlo è stata una ricerca condotta da Shen Yongyi e Xiao Lihua della South China Agricoltura University Scau) di Guangzhou. "Questa scoperta - si legge sul sito - avrà un grande significato per la prevenzione e il controllo del nuovo coronavirus".
In precedenza altri studi avevano chiarito che il nuovo coronavirus era nato dai pipistrelli. Tuttavia, come ha osservato il professore Shen Yongyi, è improbabile che siano stati loro a trasmettere l’agente patogeno all’uomo visto che in questa stagione sono in letargo. C’è dunque chi ha puntato il dito contro i serpenti come probabile "anello di congiunzione". Ma la tesi non ha fatto l’unanimità tra gli esperti. Ora sul banco degli accusati è finito il pangolino. "La sequenza genetica del nuovo ceppo di coronavirus isolato dal pangolino - hanno spiegato i ricercatori cinesi - risulta identica al 99% a quella del virus nelle persone infette".
Il pangolino è l’unico mammifero dotato di squame ed è considerato un animale in via d’estinzione. Tanto che dal 2016 il commercio della sua carne e della sua corazza è stato messo fuori legge. Ma molti cinesi non hanno voluto rinunciare a una carne che è considerata una vera e propria prelibatezza. Mentre le squame sono molto apprezzate nella medicina tradizionale cinese. E così il pangolino ha continuato a essere cacciato e venduto. Sembra che si trovasse piuttosto facilmente, sottobanco, in vari mercati.
Tra cui il mercato del pesce di Wuhan, dove oltre alle specialità ittiche si vendono molte altre specie più o meno rare di animali, solitamente macellati sul posto. Ed è proprio lì che, alla fine dello scorso anno, sarebbe avvenuta la compravendita di pangolino che ha portato al contagio di un primo essere umano e poi di altre decine di migliaia di persone. "Speriamo che questo risultato - ha concluso il professore Shen Yongyi - servirà da monito alle persone a stare lontano dagli animali selvatici".
a.s.
09.02.2020


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