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Elena Seishin Viviani
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"Soltanto nell'assenza
troveremo l'essenziale"
ROSELINA SALEMI


E se il Covid fosse un’occasione per raddrizzare le cose? Se lo considerassimo una svolta? Se la durezza di questa fase fosse, come nelle grandi rivoluzioni, il motore di un’epoca nuova che riusciamo appena a immaginare? "Forse, nell’assenza, troveremo l’essenziale". Elena Seishin Viviani, 62 anni, un passato da germanista, monaca buddhista di tradizione Zen Sōtō e Nitō kyōshi dell’Ordine Zen Sōtō europeo, vive e lavora a Torino, ma il suo sguardo supera qualsiasi confine. Pensa che la pandemia ci stia invitando a riflettere sull’interdipendenza tra noi e il resto del mondo: "Il re è nudo, non possiamo non vederlo".
Abito monacale, testa rasata (è il dettaglio che colpisce di più, perciò nelle interviste tutti chiedono sempre se non le mancano i capelli, e lei risponde sempre che ha libertà di tagliarli) ci mette di fronte alla grande responsabilità della cura: "Animali, piante, siamo tutti connessi. Dobbiamo custodire e trasmettere ciò che abbiamo ricevuto. Non possiamo essere individualisti, concentrati su noi stessi. Dobbiamo passare dal dominio, nella natura, nelle relazioni, all’intesa. Il Covid, una scossa violenta alla nostra routine, ci ha fatto sperimentare il senso del limite. Ci ha costretto a interrogarci su benessere e felicità, sul modo di lavorare che spesso causa sofferenza (mi esprime?, è ciò in cui credo?). Quando ci auguriamo ‘andrà tutto bene’, com’era scritto sugli striscioni, dovremmo chiederci ‘andava bene prima’? La situazione che ha azzerato le nostre certezze può essere un risveglio alla realtà".
Una spinta a prendere atto della realtà così com’è. Accettare il male in quanto male, il bene in quanto bene. E se avessimo paura di guardare in faccia le cose? "Siamo obbligati. Dall’inizio alla fine della nostra vita, tutti, nessuno escluso, dobbiamo affrontare separazioni che lasciano il segno. Persino bambini e adolescenti hanno subìto la scuola a distanza (avrebbero potuto esserci restrizioni più intelligenti), allontanati dai compagni e dagli insegnanti. Durante il lockdown, la maggior parte delle persone ha sofferto per la mancanza di libertà e di contatti. Coppie entrate in crisi, perché stare insieme ventiquattro ore su ventiquattro ha fatto esplodere le contraddizioni, ha accelerato problemi che esistevano già".
Come affrontare mesi ancora difficili? Mindfulness come soluzione? Sembrano tutti d’accordo, medici, psicologi, coach. "Non voglio quasi usare il termine ‘meditazione’, è stato così frainteso e abusato da passare per una specie di panacea, buona per curare tutti i mali". La meditazione può innescare processi dolorosi. "Siamo sicuri che sia meglio cercare l’equilibrio invece di ammettere che la vita è fatta di continui squilibri? Accettarli porta al vero equilibrio. Non ci sono ricettine. Esiste un approccio senza conflitti, nella piena accettazione di sé. Ma non per migliorarsi. Secondo lo zen non c’è nulla da migliorare, ognuno di noi è perfetto così com’è".
E come ce la caviamo con l’isolamento, le incognite del futuro? "Il Covid ci ha insegnato che da soli non stiamo bene. Usiamo questa consapevolezza per instaurare relazioni che abbiano valore, non superficiali. Evitiamo di pensare che tutto tornerà come prima. Lo smart working ci sta cambiando: prendiamone atto. Chiediamoci che rapporto c’è tra libertà e felicità, tra immagine sociale e felicità. Potremmo scoprire che la crisi contiene già la soluzione, che separarsi dalle cose ci sta aiutando a comprenderle, che la passione per la vita, per la gente, è la chiave. E se mettessimo come primo precetto quello di servire, se lo facessero molti altri, insegnanti, politici, impiegati, sarebbe un bene per tutti".
19.12.2020


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