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Antonio Scurati
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"Vi racconto Mussolini
l'uomo del destino"
STEFANO VASTANO


A un secolo dal fascismo un romanzo su Mussolini? E nell’era dei social non saranno un po’ troppe le 820 pagine di "M. Il figlio del secolo"? Antonio Scurati non riflette a lungo prima di rispondere alle due domande. "Ho scritto un romanzo "documentario" che non concede nulla alla libera invenzione - spiega l’autore - ho aderito scrivendolo e legandolo solo a fatti storici, ho evitato ogni dialogo che non sia documentato".
Può sembrare penalizzante per lo scrittore trascrivere solo ciò che è documentato. "In realtà una poetica di filologia e storia fa da filtro e bussola per me e il lettore", e ha funzionato. Lo attestano il Premio Strega, che lui ha spuntato l’anno scorso, e mezzo milione di copie sinora vendute di "M". Ma successo a parte, cosa ha spinto Scurati a prefiggersi "di scrivere ben quattro volumi sui 20 anni dell’era fascista" (il secondo in libreria a settembre)? "Negli ultimi decenni  in Italia è caduta la pregiudiziale antifascista su cui si è fondata la Repubblica italiana, e cioè la condanna definitiva del fascismo su cui c’era consenso nella società".
C’era, appunto. Non sono solo le bande di ultrà negli stadi o tetri nostalgici a inneggiare al Duce; anche Berlusconi ha definito Mussolini "un grande statista". D’altronde l’epos grandioso della lotta partigiana, "il mito necessario e sacrosanto della Resistenza ha in certo senso scoraggiato gli italiani a fare i conti col fascismo". Già, ma all’inizio, nel Ventennio, come mai gli italiani, devastati dalla Grande Guerra e da crisi politiche ed economiche decisero di affidarsi a questo irruento e giovanissimo romagnolo? "Un popolo aveva vinto la guerra mondiale, ma si sentiva sconfitto. E uomini di grande influenza come D’Annunzio e Mussolini puntarono tutto sulla paura come passione politica più potente della speranza". La paura: è il tema che regala alle pagine di "M" una loro terribile attualità, lanciando diversi ponti nel presente.
Al potere, nel ’22, Mussolini ci arrivò cavalcando la febbrile retorica della paura, rimestando con le menzogne più sfrontate nelle fobie e pregiudizi irrazionali della gente. "Mentre scrivevo - conferma Scurati - ero sbalordito dagli echi narrativi del romanzo. Nel 1919 Mussolini definiva "anti-partito" il suo movimento. Parlava sprezzante delle "mummie" in Montecitorio, dicendo noi non siamo la politica, ma l’antipolitica". Non ci vuole poi molto per risentire dietro questi slogan di Mussolini quelli sparati ancora oggi da sovranisti di mezzo mondo. Eppure per venir osannato prima dalla sinistra radicale, poi come Duce del fascismo "M" delle qualità doveva averle. "Aveva straordinarie doti politiche - dice Scurati - era un individuo capace, brillante, ma anche miserabile". Come giornalista ad esempio era formidabile. "Da direttore dell’Avanti - ricorda Scurati - in un anno quadruplica le vendite. Scrive ogni frase come slogan, senza alcun ancoraggio ai fatti, ma riempendole di Io prometto, Io dico, Io faccio". Le "fake news", insomma, non sono proprio una novità. Ma è un’altra e più grave la "scoperta" fatta da Mussolini: "La sua mimica, il suo corpo che non solo incantano, ma incontrano le masse", dice Scurati. Oggi i filmati con il duce a torso nudo, gli occhi roteanti e la mascella in fuori ci sembrano ridicoli. Folli le masse in estasi. Ma con quei gesti furiosi Mussolini "stava mettendo al centro della politica non il ragionamento o l’analisi, ma il corpo, le sue frasi fatte di miti e non di ragioni". Due i profili di "M" che vengono più in luce nel romanzo. Da un lato l’inventore esaltato di un nuovo e radicale stile politico, l’ultrà nazionalista e populista. "Nei suoi momenti di autofiducia, Mussolini, che era ateo e nichilista, si sentiva l’uomo del Destino, capace di far precipitare gli eventi". Non a caso il suo secondo volume Scurati l’ha intitolato "L’uomo della Provvidenza".
"Ma nei momenti di sconforto - conclude - si sentiva portatore di vuoto. Mussolini non aveva un’ideologia né valori e disprezzava, a differenza dei socialisti, i programmi. È lui il prototipo di ogni successivo leader populista, che guida le masse non precedendole con una idea, ma seguendole e assecondandone gli umori". L’inventore del moderno populismo: ecco perché "M" fu "il figlio del secolo". E perché, a 100 anni dal fascismo, il romanzo di Scurati fa tanto presa sui lettori.
22.08.2020


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