Franco Vassallo
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"Non potevamo più
fare vite separate"
MARINA CAPPA


Indossa il pizzetto con eleganza, e quando ride la sua risata da baritono echeggia piena. Franco Vassallo - 50 anni, oltre metà dei quali vissuti di musica - è "sempre sul pentagramma", impegnato continuamente in nuove partiture. Nato a Milano, da tre anni il baritono vive a Locarno, perché "io e mia moglie non reggiamo più le città grandi, qui c’è il lago, l’aria buona, le montagne". La moglie con cui è sposato dal 1997 è un’economista, ma da un po’ di tempo ha lasciato il lavoro per seguire lui e non fare "vite sempre separate".
Vassallo gira infatti tutto il mondo e i suoi maggiori teatri. A cominciare dalla Scala, per la quale ha cantato la prima volta nel 2002 nel Barbiere di Siviglia, che però andò in scena agli Arcimboldi perché la sala del Piermarini era in ristrutturazione. "Così, il mio vero debutto scaligero è stato nel 2008, e proprio con il Barbiere. La Scala è un teatro mitico, si sono avvicendati i più grandi protagonisti, sia come ugole sia come bacchette".
Mito però non significa élite. "Oggi le platee sono colme di persone che ci si vanno per sfoggiare, fare salotto, e si possono permettere cifre imponenti, ma non sono grandi intenditori. Bisogna fare qualcosa per avvicinare i giovani e togliere questo marchio un po’ snob che la lirica nei decenni si è conquistata, mentre in origine era arte popolare: il Risorgimento non puoi pensarlo senza Verdi, la gente andava in teatro come oggi al cinema", si accalora Vassallo.
Il suo sogno è così "far percepire ai giovani quanta verità c’è in queste musiche immortali, come nel linguaggio attualissimo di Shakespeare o Sofocle. D’altra parte, l’opera lirica è l’erede più diretta della tragedia greca perché è uno spettacolo completo, c’è di tutto: musica, ballo, scenografia".
Tempo per realizzare il sogno ne ha. Contrariamente ad altre figure liriche, il baritono ha infatti la possibilità di una "una carriera molto lunga, ci sono ruoli anche di 80enni, mentre il tenore di solito deve essere giovane". Quanto alla voce, come gli diceva il maestro Carlo Tagliabue con cui Vassallo ha studiato, questa "si sviluppa da un piccolo semino, che bisogna annaffiare costantemente per farlo crescere. La voce è la prima cosa, quando c’è deve però diventare l’ultima". In mezzo, c’è tanto lavoro, non solo come cantante ma anche come interprete, visto che "la parte attoriale per me conta molto, infatti ho studiato a lungo il metodo Stanislavskij".
Franco Vassallo ha però anche un obiettivo "geografico": creare un teatro itinerante nelle piazze ticinesi, "a Lugano, a Bellinzona, a Chiasso, una sorta di Scala in miniatura". Quanto a Locarno, "c’è il teatro del Casinò, dove Ruggero Leoncavallo aveva diretto delle recite di Pagliacci. Nel 1996, ci abbiamo allestito una riduzione della Bohème, con i solisti e il pianoforte, e la sala era gremita. Vorrei portare un po’ di musica e opera in Ticino, con una vera programmazione, per fidelizzare il pubblico senza bisogno di farlo espatriare. E poi, essendo questa Svizzera di cultura italiana, il melodramma dovrebbe essere di casa".
26.01.2020


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