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Gardi Hutter
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"Sono una ribelle e...
scherzo sulla morte"
ANDREA BERTAGNI


Ha 26 scatoloni pieni di interviste. Perché Gardi Hutter non è solo una clown, la più celebre in Svizzera. È prima di tutto un’artista. Che incuriosisce e affascina. Ma soprattutto fa ridere. Non facile. "La risata è un’invenzione geniale - dice - ti fa vivere meglio, perché in fondo ti fa fare pace con quello che non possiamo cambiare, come la morte, che è una grande offesa al nostro narcisismo". Scherzare sulla morte è dunque possibile. Quasi un dovere per un comico. "Noi possiamo dire cose crudeli - riprende -. Del resto per i miei spettacoli prendo sempe spunto dalla realtà. Faccio parte di questa società e mi interessa rappresentarla. Non sono come quegli artisti che la rifuggono". Anche a 66 anni. Un’età che spesso significa andare in pensione. Non per Gardi Hutter. "In effetti sarei una pensionata, ma perché dovrei smettere? Perché dovrei rinunciare a fare quello che faccio solo perché ho 66 anni?".
Comica e ribelle. Gardi Hutter è anche questo. Da sempre. "Anche da bambina mi ribellavo, volevo fare tutto quello che era proibito - ricorda -. Anche fare l’artista, negli Anni ’70, quando ho iniziato io, era considerato fuori dagli schemi. Oggi è diverso, oggi è quasi ‘cool’". Altri tempi, insomma. Tempi in cui studiare all’Accademia di Arte drammatica a Zurigo, come ha fatto Hutter, era considerato stravagante. Anche in famiglia. "In verità non erano contrari, anche se mi avrebbero visto più volentieri come casalinga e mamma", commenta.
Dopo l’Accademia, Hutter prima segue un corso di clown a Roma, poi a Milano. "Una città che ha rappresentato la mia culla artistica", dice. Prima però fa anche l’attrice. "Ma non ero contenta, non volevo solo recitare, ero alla ricerca di una forma artistica che potesse permettermi di reinventarmi in continuazione. Alla fine l’ho trovata. Dopo tre anni. Tre anni di ricerca anche interiore".
La passione per la sua professione per Gardi fa anche rima con ricerca sociale. Il desiderio di raccontare la realtà. E portarla sul palcoscenico. Un’aspirazione che nasce da lontano. "Quando studiavo a Zurigo ero interessata anche alla politica. Anzi, la mia idea era proprio quella di fare politica attiva. In parte l’ho fatta, ma poi ho smesso. Non c’era divertimento. Nel teatro ho invece trovato l’impegno sociale unito alla gioia di divertirsi". L’interesse per la "cosa pubblica" dunque non si è mai fermato. "Seguo ancora la politica, mi interessa. Mi informo. Seguo i problemi della società e li traduco in spettacoli".
Spettacoli come quello che andrà in scena il 7 dicembre al Lac di Lugano, "La sarta", dove Hutter fa i conti con il mondo, sforbiciandolo in mille racconti. Un talento quello del clown di Arzo, dove si è trasferita anni fa dopo aver studiato in Italia, riconosciuto di recente anche da quella stessa Accademia che l’ha formata. Che l’ha insignita dell’Honorary Companion, prestigioso premio alla carriera. D’altronde è dal 1981 che Hutter gira mezzo mondo con il suo teatro clownesco, raggiungendo a oggi 3.600 rappresentazioni in 35 Paesi.
Hutter recita ovunque: nei teatri stabili, nelle ex fabbriche, nei grandi palchi e nei centri culturali. Ovunque viene accolta con entusiasmo dal pubblico. Il motivo? La sua bravura, certo, "ma anche perché la gente vuole ridere". Sarà anche così. Ma servono comici che riescano a toccare le corde giuste. "Sono cresciuta in un ambiente cattolico dove però il carnevale, ad esempio, aveva la sua importanza. C’era dunque il sacro ma anche la risata. Ecco, la mia comicità arriva proprio da lì. Dall’unire il sacro al profano". abertagni@caffe.ch
27.10.2019


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