Marcello Fois
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"Mi sento l'Omero
dell'aspra Barbagia"
STEFANO VASTANO DA TERRANUOVA


Lo incontriamo al festival di cultura "Moby Dick", giunto quest’anno alla seconda edizione, in quel di Terranuova Bracciolini. Invitato a discutere nella cittadina toscana del ruolo dell’intellettuale e della letteratura in questa Italia che i libri (quasi) non li legge più, immersa in una crisi economica devastante e in preda a nazionalismi e sovranismi. "Dico una cosa molto semplice - inizia Marcello Fois - un Paese senza istruzione e che non legge più è un Paese senza cittadini. E un Paese senza cittadini è in balia della reazione".
Argomenta con una chiarezza quasi matematica Marcello Fois, scrittore nato a Nuoro nel 1960. Lui di eventi e festival culturali, pieni di un pubblico che ha sete di incontrare scrittori e sentirne le storie, ne sa qualcosa. Il suo festival della letteratura a Gavoi, dedicato alla Sardegna "Isola della poesia", è giunto alla 16a edizione. Al prolifico autore di thriller e romanzi, tutti e sempre ambientati a Nuoro, chiediamo se si considera come il cantore della piccola cittadina sarda, l’Omero della selvaggia Barbagia. "Sì certo, nulla di strano, visto che Nuoro è la capitale letteraria della Sardegna, e forse una delle capitali letterarie del mondo", risponde orgoglioso.
E basta ricordare il Nobel alla Deledda o "Il giorno del giudizio" di Salvatore Satta. In effetti, sul pianeta non ce ne sono molte di cittadine con appena trentamila abitanti, ma così tanta storia della letteratura come Nuoro. Fois, che vive a Bologna, alla cittadina sarda ha dedicato la serie dei suoi polizieschi, la trilogia di "Sempre caro", "Sangue dal cielo" e "L’altro mondo", in cui a sbrogliare gli intricati casi di sangue c’è l’avvocato (e poeta) Bustiano Satta. Ma è con l’altra e più recente trilogia di "Stirpe", "Nel Tempo di mezzo" e "Luce perfetta", che gli è riuscito di riraccontare il Novecento italiano attraverso la dura saga dei Chironi, una famiglia di testardissimi nuoresi. "Nuoro è la città letteraria sarda, o perlomeno i panni letterari in Sardegna si devono risciacquare lì, nella mia città". Certo, Michela Murgia è nata a Cabras, Oristano, e con la storia di "Accabadora" ha spuntato subito i premi Dessì, il Mondello e il Campiello. "Sono in ottimi rapporti con Michela, siamo una generazione di autori sardi che discutono molto. Michela per un anno è stata la Deledda in una pièce teatrale che ho scritto io". Un lavoro teatrale in cui Fois ha cercato di "strappare la Deledda dal dimenticatoio in cui era entrata - spiega - e reinserirla nell’oggi". La Storia: maledetta Ruota eterna di grandi scrittori come di semplici famiglie che rovinano fra guerre e crisi, ma raccontata dalle strade e piazze di Nuoro, ecco il leitmotiv di Fois. "La mia storia dei Chironi è infilarsi in una tradizione familiare per generare così un ‘classico’, decidano poi i lettori se ci sono riuscito".
Evidentemente queste storie tipicamente sarde di sangue e stirpi, di uomini e donne così cocciuti e nuoresi piacciono ai lettori se Fois con il suo "Nel Tempo di mezzo" è entrato sia nella cinquina del Campiello che nella selezione dello Strega. "Se vuoi questo è il mio ‘manzonismo’ e cioè l’idea che attraverso le storie della povera gente poni in luce come si subisca o reagisca alla Storia". È precisamente così che un certo Alessandro Manzoni diede inizio, con "I Promessi Sposi", alla letteratura moderna. E proprio al primo romanzo italiano Fois ha dedicato l’anno scorso "Renzo, Lucia e io. Perché i Promessi sposi è un romanzo meraviglioso". Già, perché leggerle ancora oggi le storie - un thriller violentissimo, a ben pensarci - di questi Promessi sposi nell’Italia sprofondata nel caos del Seicento? "Non è un caso se il romanzo di Manzoni inizia con una minaccia mafiosa - spiega Fois - e con lo scadimento dello Stato". Ed eccoci tornati alla prima domanda, a che servono i festival e la letteratura e perché specie oggi, in un’Italia a pezzi, la gente abbia tanto bisogno delle storie che autori come Fois ci raccontano.
23.06.2019


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