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Sanvido, presidente Eoc, sprona la classe dirigente
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"Alla nostra politica
manca coraggio"
L.A.


O si immagina il cantone un tutt’uno o si prosegue in ordine sparso. O le competenze acquisite in ogni campo, a partire dalla scienza medica e dall’offerta sanitaria, vengono fra loro intrecciate o si continuerà anarchicamente con ridondanze, eccessi e, inevitabilmente, sprechi oggi non più sostenibili. La pandemia ha insegnato molto e ha richiamato tutti ad un nuovo ordine. La sanità ha dovuto adeguarsi in men che non si dica e oggi alcuni progetti che sembravano utopie, potrebbero concretizzarsi da qui a pochi anni. Un ospedale universitario. È l’obiettivo del presidente dell’Ente ospedaliero cantonale, Paolo Sanvido, che al Caffè lo spiega nel dettaglio. Un progetto forse inevitabile. Solo concentrando l’offerta sanitaria si potranno trovare nuovi ambiti di risparmio, dice nelle pagine più avanti in questa edizione del Caffè il ministro dell’educazione e della cultura, Manuele Bertoli.
E allora presidente, nei suoi interventi, in questi cinque anni alla testa dell’Ente, ha parlato spesso di "Città Ticino". A cosa pensa esattamente, al di là della realtà sanitaria per cui ha lavorato e lavora.
"Penso alla parola "insieme", a noi ticinesi che costruiamo il nostro futuro e quello dei nostri figli, uniti, insieme su un territorio coeso. La galleria di base del Monte Ceneri ci aiuterà, avvicinandoci tutti, a sviluppare progetti di interesse cantonale che ci facciano guardare al futuro con energia positiva e perché no? sognare un po’".
Nel mondo politico ha visto  e vede sufficiente volontà, determinazione... nel voler creare un cantone capace di mettere in rete in ogni campo conoscenze e competenze? Vede una politica realmente interessata a far squadra per creare una Città-Cantone? Oltre ogni regionalismo?
"Abbiamo tutti visto volontà e determinazione durante la pandemia. Quel senso di unità, la capacità di lavorare insieme per il bene comune, che abbiamo conosciuto negli ultimi mesi, potrebbe ispirare la politica a continuare a fare squadra per la Città Ticino, valorizzando la rete di conoscenze e competenze proiettandoci in nuovo futuro. Insomma, saper immaginare e realizzare progetti che ci accomunino e trasformino in meglio questo cantone. Purtroppo, gli ultimi mesi sono stati per me, in una certa misura, un triste ritorno alla realtà".
Cosa intende dire presidente?
"Le crisi portano con sé insegnamento e tante opportunità di progresso ma richiedono a chi tiene le redini del potere di usare le leve del cambiamento e dell’innovazione".
Quindi...
"Il ritorno allo ‘status quo’ pre-covid è comodo ma non lugimirante. Mi aspettavo più coraggio"
Da chi?
"Soprattutto dalla politica"
Entriamo nel suo campo di gioco. Cosa significa per la sanità... “Città Ticino”? L’Ente ospedaliero come può contribuire alla concretizzazione di un progetto che vuole rendere il cantone più forte, più unito? Un tutt’uno capace di competere con le grandi aree del nord e del sud?
“I cambiamenti in corso nelle tecnologie informatiche, nelle aspettative di cittadini e pazienti, andranno guidati per fornire alla popolazione un’assistenza sanitaria di valore. L’aumento del valore generato dall’assistenza sanitaria è una sfida che può essere vinta solo con la trasformazione dei sistemi sanitari”.
Cosa significa per voi?
“Continuare a lavorare insieme, pensare all’offerta e alla presa a carico dei pazienti come un ospedale unico ma presente con diverse sedi nel cantone. Il nostro contributo alla nascita della nuova facoltà di biomedicina è stato determinante e ci ha trasformati e continuerà a trasformarci. Siamo un’azienda di servizio pubblico, per questo motivo la nostra leadership sanitaria del cantone e la nostra forza clinica ed accademica ci impongono una responsabilità accresciuta e un impegno supplementare per sviluppare questo progetto in partenariato con l’Università della Svizzera Italiana e con quegli attori sanitari del territorio che in esso si riconosceranno. La via è tracciata”.
In questi anni nella politica sanitaria si è parlato molto - disegnando una sorta di triangolazione di concetti e obiettivi - di formazione, ricerca e cura. Cosa vuol dire e come è possibile creare una sinergia fra queste tre aree?
“Sono tre obiettivi strategici inscindibili. Insieme permetteranno lo sviluppo di una miglior presa a carico dei pazienti in ospedali moderni passando dalla professionalizzazione dei curanti, allo stimolo della ricerca clinica, ai corsi manageriali per i quadri. Investire in formazione e ricerca ha comprovati benefici per la qualità delle cure ai pazienti”.
Cosa fa l’Ente in questo campo?
“Investe nella crescita delle competenze di collaboratrici e collaboratori e si posiziona di gran lunga come il più importante partner delle scuole sanitarie cantonali. Spronare, sostenere e stimolare la ricerca è nell’interesse della Città Ticino”.
La creazione di un ospedale universitario capace di accogliere la medicina altamente specializzata e i vari istituti dell’Ente, quale salto di qualità potrebbe far fare all’offerta sanitaria del Ticino?
“Ricerca ed insegnamento stimolano a migliorarsi continuamente, il salto di qualità ne sarà la conseguenza logica e naturale. Non bisogna però pensare al nostro ospedale universitario come un sito geografico unico. Eoc, l’ospedale pubblico di tutti i ticinesi, sarà un ospedale universitario costruito sul modello multisito”.
Cosa intende?
“Si tratta di un modello unico nel panorama nazionale che sta attirando interesse per la capacità di adattarsi agli sviluppi della medicina moderna e rispondere ai cambiamenti continui dell’offerta. L’evoluzione della medicina, con una spinta accentuata sull’ambulatoriale, impone di concentrare alcune attività specialistiche e decentrarne altre ripensando anche ai futuri investimenti nelle infrastrutture”.
Concretamente quale potrebbe essere la collaborazione fra l’Università e l’Ente nella creazione e nella conduzione di un ospedale universitario?
“Con Boas Erez, rettore dell’Università, stiamo immaginando un partenariato che si sviluppi su un concetto di ospedale “ibrido” universitario nel quale le aree specifiche di competenza strategica e conduzione aziendale rimangono separate, e senza interferenze, ma in cui lo sviluppo medico e di ricerca sia univoco e sinergico”.
Come immagina il ruolo, le competenze degli ospedali regionali accanto all’ospedale universitario?
“Eoc è un ospedale unico e multisito. Le sedi regionali sono già oggi, e continueranno ad esserlo, parte integrante di quello che sarà nel prossimo futuro l’ospedale universitario della Città Ticino."
Concretamente...
“Un sistema sanitario sostenibile deve concentrarsi sui concetti di valore e di spreco, perseguendo il primo ed evitando il secondo, nella consapevolezza che il miglioramento della salute dei cittadini è frutto delle competenze cliniche e gestionali e non dell’aumento indiscriminato delle risorse impiegate. Noi lavoriamo per garantire la sostenibilità della nostra offerta sanitaria. Così miglioreremo la salute dei cittadini e eviteremo l’aumento dei costi”.
Ha sottolineato più di una volta in questi ultimi mesi che l’Ente in Ticino ha e deve avere un ruolo leader nella sanità. Leader rispetto al settore privato. Crede sia questo il pensiero della politica alla testa oggi del Dipartimento della sanità?
“Non intendo parlare per il Dipartimento. Il mio pensiero è basato sul nostro essere servizio pubblico di tutti e per tutti, sulla nostra forza che dimostriamo ogni giorno con i fatti e con i numeri. La nostra offerta persegue interessi differenti e non può essere considerata equa e complementare con gli attori del settore privato. Il privato ha altri obiettivi, legittimi naturalmente, ma diversi”.
Ruolo leader del “pubblico”, dunque. Ai privati quali compiti?
“In un contesto di cambiamento, la leadership pubblica stimola, sostiene e promuovere attività e strumenti volti a introdurre efficacemente le politiche, le strategie e le innovazioni tecnologiche nel panorama sanitario cantonale. L’ottica è sempre ed esclusivamente quella dell’interesse generale”.
Realisticamente, presidente, andando oltre le speranze e gli auspici, quali passi avanti pensa possano essere stati realizzati al termine di questo suo mandato presidenziale?
“Il ruolo del presidente e del Consiglio di amministrazione è stimolare, sostenere, incoraggiare l’organizzazione a non accontentarsi e a ricercare il miglioramento continuo facendo sentire tutti parte di un solo ospedale che si impegna giornalmente per migliorare la cura dei pazienti ticinesi. Passi avanti ne abbiamo fatti molti ma quello più importante è la consapevolezza, e lasciatemelo dire..."
Dica pure.
“Anche l’orgoglio di collaboratrici e collaboratori, di far parte del progetto e della altissima missione dell’Eoc”.
l.a.
15.08.2020


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