Analisi del Caffè su tre rifugi in vetta. "Stiamo risolvendo"
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Acqua "inquinata"
dalle capanne alpine
ANDREA BERTAGNI


Cristallina, Campo Tencia e Pairolo. Tre capanne. Tre capanne da cui tra settembre e novembre 2019 sono fuoriusciti liquami e liquidi inquinanti per l’ambiente. Non dovrebbe essere così. Perché l’Ordinanza federale sulla protezione delle acque permette, entro certi limiti, ai rifugi di riversare in natura ciò che hanno accumulato e depurato in estate. Va bene "scaricare" in vetta insomma, ma non si può esagerare. Anche perché l’ambiente va assolutamente preservato.
Invece tra settembre e novembre 2019 in prossimità delle capanne Cristallina, Campo Tencia e Pairolo si è andati oltre. A dirlo sono i valori misurati dal laboratorio Tibio di Comano, a cui il Caffè ha affidato l’incarico di analizzare campioni-test prelevati a valle delle fosse biologiche dei tre rifugi in questione. Fosse che vengono svuotate proprio in quel periodo dell’anno. La scelta è avvenuta a caso. Tra gli oltre 200 rifugi sparsi su tutto il territorio. Quando i valori delle sostanze più pericolose si alzano, i responsabili degli impianti devono immediatamente fare una segnalazione alle autorità. Immeditamente è aperta un’indagine.
Alla capanna Cristallina in valle Bedretto, di proprietà del Club alpino svizzero (Cas), il valore di ammonio misurato nello stagno (alimentato dai tubi di scarico posati poco lontano dalla capanna) è risultato oltre i limiti fissati dall’"Ordinanza federale sulla protezione delle acque per i corsi d’acqua". L’ammonio è una sostanza tossica, in modo particolare per la fauna ittica.
Anche il livello di fosfato, sostanza responsabile di un’eccessiva crescita di alghe, nel corso della stessa misurazione-test è risultato in eccesso. L’acqua prelevata conteneva inoltre tracce di urina umana e prodotti derivati da polveri detergenti e saponi. "I valori registrati - spiega il direttore del laboratorio, Davide Städler - attestano una situazione di inquinamento". E tutto ciò, nonostante già due anni fa il Dipartimento del territorio - come aveva riportato il Corriere del Ticino il 5 ottobre 2017 - fosse a conoscenza della situazione. E avvesse informato e sollecitato ad intervenire il Cas (proprietario della struttura). I tecnici del Dipartimento del Territorio avevano rilevato la presenza di alghe. A quelle quote non dovrebbero esserci. Per non dire dei valori di fosfato, molto elevati. Ecco perché ancora di recente è stato chiesto al Cas di risolvere il problema prima della prossima stagione.
Giovanni Galli, presidente del Club alpino: "La situazione non mi par proprio drammatica. Certo, si può migliorare e lo stiamo facendo. Infatti rifaremo la fossa biologica". Nel frattempo però il Club alpino, come richiesto dal Dipartimento del territorio, dovrebbe intervenire  sul "sistema di infiltrazione". È da questo che fuoriescono le concentrazioni inquinanti.
Galli getta acqua sul fuoco. "Ci atteniamo alle indicazioni del Dipartimento. Dal profilo giuridico a noi risulta tutto a norma. L’impressione è che il Caffè voglia montare un caso". Sì, se questo vuol dire fare chiarezza su una situazione non del tutto... limpida.  Perchè? Ad esempio, perchè le pozze e i ruscelli a valle della capanna Cristallina, quando avviene lo svuotamento della fossa biologica (di norma due volte l’anno) si riempono di sostanze  che, stando alle analisi del laboratorio, sono "inquinanti". Non proprio un bel biglietto da visita per un ambiente che si vorrebbe idilliaco.
"La nostra volontà è quella di approntare un piano di risanamento per tutti i nostri rifugi che ne hanno bisogno - precisa Galli -. Ma è un programma a tappe che ha bisogno di finanziamenti". E il Territorio? Il Dipartimento crede alle buone intenzioni del Cas. Così come si dice convinto che il Club voglia davvero rinnovare le sue capanne. E pensa sia solo una questione di tempo.
Sarà così ma intanto anche alla capanna Campo Tencia in valle Leventina, di proprietà sempre del Cas, i valori di fosfato rilasciati dalla fossa biologica risultano in eccesso. Presenti anche "componenti di prodotti in polvere per il lavaggio di abiti e un derivato di prodotti plastici", si legge nelle analisi del laboratorio.
Quest’ultimo dato non è a conoscenza dei tecnici del Territorio. A saperne qualcosa è invece il presidente del Cas Ticino. "Anche qui si può migliorare - afferma - ma non si può pensare di risolvere tutto dall’oggi al domani. Serve tempo".
Tempo sembra servire anche ai gestori della capanna Pairolo in Valcolla, la Società alpinistica ticinese (Sat) di Lugano. Dove nei campioni prelevati a 30 metri dai tubi di scarico delle acque reflue, sono risultati valori di ammonio di molto superiori ai limiti dell’Ordinanza federale sulla protezione delle acque. "Sappiamo del problema ma è una situazione temporanea - spiega Vico Malfanti, responsabile della capanna e membro di comitato Sat -; abbiamo già la licenza edilizia per intervenire e realizzare un nuovo impianto di trattamento delle acque. Se in novembre non avesse nevicato, i lavori sarebbero già partiti".
(1 - continua)
abertagni@caffe.ch
22.12.2019


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