Alcuni deputati chiedono il rimborso degli aborti spontanei
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"Le casse paghino
l'intera gravidanza"
PATRIZIA GUENZI


Oltre al danno, la beffa. E in questo caso è pesante soprattutto moralmente, data la delicatezza dell’argomento. Si parla di aborti. Quelli spontanei, che possono capitare nelle prime settimane di una gravidanza. Oltre a perdere il figlio, la donna deve metter mano al portafogli. Perché i costi della salute delle donne incinte sono integralmente pagati dalla cassa malati solo dalla 13esima settimana di gravidanza. Chi subisce un aborto spontaneo prima - e capita più spesso di quanto si creda - deve quindi partecipare alle spese mediche, che vanno da qualche centinaia di franchi a 2mila. Proprio per evitare alle future madri uno stress in più - consumare la franchigia e dover partecipare a parte dei costi - alcuni deputati nazionali chiedono che "la cassa malati paghi dal 1° giorno di gravidanza". E Berna sta valutando il da farsi.
"Perdere un bambino sembra trasformarsi un po’ in una colpa, in sostanza devi pagare pegno - osserva Bruno Cereghetti, specialista in politica sanitaria -. Non vedo per quale ragione debba esserci questa disparità, di fatto una discriminazione, una penalizzazione per la donna. Che soffre, e in più subisce un danno economico".
In pratica, a Berna si chiede più solidarietà nei confronti delle mamme, visto che si continua a sostenere quanto il loro sia un ruolo fondamentale per la società. Ed è quindi giusto che la collettività tutta si faccia carico dei costi. Altrimenti aumenta il sentimento di colpa, contro il quale già la donna è costretta a fare i conti nel periodo che segue la perdita del bambino. In questo modo non la si aiuta a andare avanti, a riprendersi dallo choc. E quando magari pian piano ci riesce, ecco che arriva la fattura della casa malati a ricordarle tutto quanto.
Un’ingiustizia, dunque. Così l’hanno definita a Palazzo federale i numerosi parlamentari che hanno depositato i loro interventi. "Per liberare le donne di ogni spesa legata ad una gravidanza e porre fine a questa discriminazione sibillina fissata a tredici settimane - dice  al Caffè il deputato nazionale vallesano Jean-Luc Addor, udc, che ha recentemente inoltrato una mozione al Consiglio nazionale -. È una situazione che deve farci riflettere. Non possiamo permettere che una donna si debba preoccupare di avere i mezzi per pagarsi un aborto spontaneo prima di ipotizzare una gravidanza".
In realtà, della questione se ne parla da anni a Berna. All’inizio, la legge sull’assicurazione malattia (LaMal) prevedeva un rimborso integrale delle spese legate alla gravidanza, senza franchigia né quota parte. Ma le difficoltà arrivarono presto. La maggior parte delle assicurazioni accampavano problemi nell’applicare questa regola. Escludevano le gravidanze problematiche e le assimilavano ad una malattia. Dal marzo 2014 la gratuità è prevista per le prestazioni di salute ma solo a partire dalla tredicesima settimana di gravidanza e sino all’ottava dopo il parto. E visto che una gravidanza su cinque termina involontariamente prima delle tredici settimane, il problema non è di poco conto. Un dato di fatto che però si continua a non affrontare.
Intanto, il Consiglio degli Stati deve ancora pronunciarsi sulle "richieste" dei consiglieri agli Stati che confidano nei senatori affinché seguano i loro suggerimenti. Uno scoglio c’è: l’ampio numero di rappresentanti degli assicuratori. Tuttavia, lascia ben sperare il fatto che una mozione sia stata depositata da un rappresentante dell’Udc, un partito che all’epoca si era opposto a questa misura. Meno ottimista Cereghetti che quando sedeva sui banchi del parlamento ticinese aveva suggerito una proposta di questo tipo. "Dubito che si riesca a cambiare le cose. È una costante delle casse malati andare a punire chi si trova in uno stato di difficoltà", conclude amaro.
pguenzi@caffe.ch
18.08.2019


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