Zermatt realizza il primo manto stradale riciclato
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Le strade di plastica
che il Ticino sogna
ANDREA STERN


Là dove osano le aquile, a 1.600 metri di quota, si osa la strada del futuro. In giugno, a Zermatt, ha visto la luce la prima "strada di plastica" della Svizzera. Il suo asfalto, apparentemente normale, nasconde bottiglie, sacchetti e imballaggi usati come collante al posto del bitume. Un’opera coraggiosa, per certi versi pionieristica, con la quale la società scozzese Macrebur intende testare la resistenza di questo nuovo tipo di conglomerato bituminoso in una regione dai grandi sbalzi atmosferici. Se l’asfalto di plastica resisterà a Zermatt, resisterà ovunque.
E chissà che non possa poi arrivare anche in Ticino. Rispondendo a Matteo Quadranti, che ha ripreso una proposta del consigliere comunale di Chiasso Carlo Coen, il Consiglio di Stato ha per ora espresso prudenza. Pur dicendosi favorevole all’utilizzo di prodotti sostenibili, il governo ha spiegato che "l’applicazione pratica di nuove idee non è sempre di facile e rapida attuazione" e ha ricordato che "spetta agli offerenti proporre prodotti che rispettino la esigenze tecniche e qualitative del committente". In parole povere, sono le imprese di pavimentazione stradale che dovrebbero farsi avanti, secondo il governo.
"Di principio tutto è fattibile - replica Gianmaria Frapolli, segretario dell’Associazione ticinese pavimentazioni stradali -. Già oggi, grazie alla politica del Cantone, quasi il 40% dell’asfalto viene riciclato. Aggiungere il granulato di plastica vorrebbe dire cambiare il quadro normativo, valutare i costi e gli impatti ambientali. Ma da parte nostra c’è apertura. Se si trovano tecnologie migliori e più sostenibili, non vediamo perché non dovremmo usarle, chiaramente dopo averle testate sulle varie superfici".
In questo senso Zermatt sarà un ottimo banco di prova. Per un prodotto che, a dire il vero, di prove ne ha già superate diverse nella sua ancora breve esistenza.
A sviluppare l’idea dell’asfalto di plastica è stato l’ingegnere scozzese Toby McCartney, nel 2016. Durante un viaggio in India aveva assistito alla pratica locale di riempire le buche stradali con dei rifiuti di plastica in seguito cosparsi di benzina e bruciati in maniera che riempissero il foro. Un metodo dettato dalle contingenze, che ha acceso una lampadina nella mente dello scozzese. Tornato a casa ha fondato la Macrebur e lanciato sul mercato il suo asfalto in plastica riciclata. Un prodotto che piace e che ha già trovato applicazione su brevi tratti stradali in Scozia come anche a Londra, in Australia o nel Bahrein. E ora anche in Svizzera.
"Utilizzando sempre e solo questo asfalto - ha spiegato Lily Poulikakos, ricercatrice al Laboratorio federale di prova dei materiali e di ricerca - in Svizzera si potrebbero riciclare 16mila tonnellate di rifiuti plastici all’anno". D’altronde l’ingegnere McCartney è più che convinto dell’idoneità del suo asfalto di plastica. Rispetto a quello tradizionale, sostiene, sarebbe più resistente all’usura e quindi più longevo. Durerebbe addirittura il 60% in più. Inoltre non vi sarebbero nemmeno rischi ecologici. "I frammenti di plastica - ha confermato Poulikakos - sono miscelati con prodotti leganti e non possono quindi disperdersi nell’ambiente".
Tutto bene. Se non fosse che per riciclare tutti i rifiuti di plastica prodotti dall’umanità, circa 400 milioni di tonnellate all’anno, bisognerebbe asfaltare i pianeti dell’intera galassia. Nell’asfalto di plastica, infatti, il materiale riciclato rappresenta soltanto lo 0,3% del volume totale. Per fare un esempio, nelle 45 tonnellate di asfalto utilizzate a Zermatt hanno trovato spazio solamente 150 chilogrammi di rifiuti. È meglio che niente ma è poco. La soluzione per combattere la piaga della diffusione della plastica nell’ambiente resta dunque sempre e solo la stessa: non utilizzarne più.

astern@caffe.ch
14.07.2019


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