Fogli in libertà
Maiuscole e minuscole
per Teatro e comune
RENATO MARTINONI


Il Teatro di Locarno fa discutere e non nel bene. Sono preoccupati coloro che con impegno e passione si adoperano per animarlo. Scuotono il capo le persone (oltre mezzo migliaio sono gli abbonati) che seguono gli spettacoli. Si arrabbiano quelli che amano il rispetto, o anche solo il buon senso. Le autorità (scriviamolo con la minuscola, dato che la maiuscola qui proprio non la meritano) vorrebbero abbatterlo per costruirci qualcosa di nuovo. Fino a tre anni fa un vincolo del piano regolatore difendeva la struttura  originale del Teatro, in particolare la sala. Quella un tempo decorata da Pippo Franzoni. Poi il municipio e il consiglio comunale di locarno hanno levato tutto. Così il Teatro (la cui proprietaria è la Kursaal SA, composta per intero da enti pubblici) potrebbe essere  demolito per venire sostituito da un edificio di volume  ben maggiore (ma ti pareva?) di quello esistente. Se la modifica del piano regolatore non è ancora in vigore è solo perché alcuni ricorsi la frenano.
Il fatto curioso è che nel 2018 il municipio della regina del Verbano ha approvato il messaggio che definisce i "beni culturali" della città. Tutto il comparto che va dalla maestosa magnolia al Debarcadero, insomma dalla Piazza al Lago, è considerato "bene culturale". Tutto… tranne  il Teatro! Per evitare lo scempio si sono mossi in parecchi. L’Associazione degli Amici del Teatro di Locarno ha chiesto di inserire anche il Teatro di Locarno (perché il resto sì e lui no?) fra i beni culturali. Altri si sono aggiunti. L’ha chiesto il Cantone. Lo hanno rivendicato varie Associazioni: la STAN, la Società Storica Locarnese, gli Amici di Casa Rusca, la Dante Alighieri. Lo domandano alcuni Comuni comproprietari del sedime (Muralto, Minusio, Orselina). E va ricordato che il Teatro è inserito in un recente inventario dell’Autorità Federale degli insediamenti svizzeri da proteggere.
Bastano queste voci? Neanche per sogno, perdindirindina! Nello scorso giugno il municipio di locarno ha proposto di vincolare, sul sedime attuale, l’esistenza  in futuro di un eventuale nuovo teatro. In agosto gli Amici del Teatro di Locarno hanno risposto che è lo stabile attuale da tutelare, non il sedime. Possibile che di fronte a tante voci dissenzienti le autorità locarnesi facciano orecchio da mercante? Quali interessi stanno sotto questo atteggiamento testardo? Non sono stati commessi già troppi scempi in passato? Mentre nel mondo si odono voci convinte e giovani che protestano contro la distruzione, il disinteresse (o gli interessi di pochi), la mancanza di sensibilità e di rispetto nei confronti dell’ambiente, anche di quello "urbanizzato", ecco un altro brutto esempio di cocciuta e forse sospetta sordità.
06.10.2019


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