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Londra a caccia di soldi per ripianare il deficit miliardario
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La Gran Bertagna vive
sopra una "bomba fiscale"
LORETTA NAPOLEONI DA LONDRA


Dopo l’emergenza Covid-19 ecco che si profila all’orizzonte la bomba fiscale, così la stampa britannica ha definito il piano di finanziamento del debito pubblico al momento al vaglio del governo di Boris Johnson. I numeri fanno paura: 2 mila miliardi di sterline, il più alto debito nella storia del Regno di Sua Maestà e un deficit di bilancio di 150 miliardi nella prima metà dell’anno.
Il Regno Unito è il primo Paese occidentale ad affrontare apertamente la necessità di ripagare il buco fiscale creato dall’emergenza Covid attingendo al portafogli della popolazione. Negli Stati Uniti tutto ciò è stato rimandato al dopo elezioni, mentre in Eurolandia, almeno per ora, non si è ancora arrivati a discutermene nei dettagli a Bruxelles. È dunque illuminante seguire il dibattito oltre Manica.
La bomba fiscale sarà pari a 40 miliardi di sterline, soldi che il tesoro britannico dovrà rastrellare tra i più abbienti. E già su questo punto il partito conservatore si sta spaccando. Al vaglio c’è la proposta di innalzare ai livelli di quella del reddito l’aliquota sull’aumento di capitale degli immobili per le seconde case. Ciò significa che dal 28 per cento attuale si passerà al 40, 45 per cento. Un duro colpo per il contribuente ma anche per il mercato immobiliare, già decimato dal Covid.
Altro punto di disaccordo è l’aumento dell’imposizione fiscale dell’impresa. Il Cancelliere dello scacchiere vorrebbe portarne l’aliquota dal 19 al 21 per cento, manovra che dovrebbe fruttare intorno ai 12 miliardi di sterline nell’anno fiscale 2021-2022 e 17 miliardi l’anno dopo. De facto questa manovra annullerà le riforme introdotte dall’ex Cancelliere dello scacchiere, George Osborne. Dove però la maggior parte del partito sta facendo catenaccio è nei confronti della proposta di ridurre gli sgravi fiscali per le pensioni più alte. I pensionati sono lo zoccolo duro dei Tory e tradizionalmente sono stati protetti dai loro governi, nel 2016 una proposta simile di Osborne fu cestinata sul nascere.
Popolare tra i conservatori sembra invece essere la proposta di introdurre una tassa sugli acquisti online, in particolare Amazon che grazie all’emergenza Covid ha guadagnato grosse fette di mercato. La tassa avrebbe anche la funzione di proteggere le attività commerciali piccole e medie dall’aggressione dei giganti dell’online come Amazon. Il problema è che alla fine a pagare sarà sempre il contribuente. E questo vale anche per un eventuale aumento dell’Iva, che già nel 2011 fu portata al 20 dal 17,5 per cento.
Altra possibile manovra che non dovrebbe incontrare l’opposizione del partito e del contribuente è ignorare il contributo che il Regno Unito si è impegnato a dare in aiuti all’estero proposto nel manifesto elettorale.
Sebbene dovremmo aspettare la legge finanziaria di novembre per sapere esattamente come il sistema fiscale britannico cambierà, con la ripresa dell’attività parlamentare riparte il dibattito e lo studio delle riforme necessarie. Lo scambio di idee sarà utile per capire dove tutti i governi occidentali andranno ad attingere per ripagare l’impennata del debito pubblico del Covid e se questo processo porterà ad una riduzione di quest’ultimo o se siamo destinati a convivere con un indebitamento superiore. Chi teme il secondo scenario sventola lo spettro dell’inflazione mentre chi auspica il primo è disposto a tirare ulteriormente la cinghia.
12.09.2020


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