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Il presidente dell'Associazione ticinese medici di famiglia
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'Per molti pazienti è difficile
reggere psicologicamente'
PATRIZIA GUENZI


La situazione è sicuramente critica, complicata ma questa seconda ondata pandemica si infrange contro uno scoglio ben più robusto e solido. Rispetto alla scorsa primavera, quando il virus ha colto tutti impreparati, popolazione, medici, specialisti, virologi, presidi sanitari, oggi la situazione è ben diversa. Certo, siamo alle prese ancora con un nemico subdolo e infido, ma qualche arma in più per contrastarlo c’è. Le parole del dottor Alberto Chiesa, presidente dell’Associazione ticinese medici di famiglia, Atimef, un poco rincuorano. "Ci sentiamo più pronti,  forti, abbiamo maturato un’esperienza che adesso torna utile - spiega -. Durante la prima ondata era tutto nuovo, non c’erano dati, non si capiva come e in che modo agiva il virus, adesso qualche informazione in più ce l’abbiamo".
Tutto ciò non toglie che in generale ci sia un senso di stanchezza, che toglie energia e forza. Il 60 per cento della popolazione europea lamenta una sensazione di sfiancamento per il prolungarsi dell’epidemia e delle restrizioni. In un momento, invece, in cui dovremmo tutti essere più che mai forti e in grado di contrastare l’ondata bis, che nessuno si augurava ma che tutti sapevamo ci sarebbe stata. Medici e virologi lo ripetevano. Un virus di questo tipo non sparisce da un mese all’altro. Inoltre, una cura non c’è, tantomeno un vaccino... "Da qui la fatica psicologica che influisce negativamente sul morale e che impedisce di avere l’energia sufficiente per affrontare il secondo round con il giusto spirito", osserva Chiesa, che spiega: "A pesare di più non è tanto la paura del virus, dal mio osservatorio vedo che i pazienti sono un po’ meno agitati e preoccupati. Ma dopo dieci mesi, tra lockdown e restrizioni che hanno profondamente modificato le nostre vite, c’era da attendersi un cedimento psicologico".
Lo spirito dei primi mesi dell’anno è ormai solo un ricordo. I cori, gli applausi per sostenere gli infermieri, i canti dai balconi... "Paradossalmente, la mia funzione oggi non è più tanto fare il medico quanto dirigere, organizzare, consigliare, spiegare e, come ho detto, sostenere psicologicamente i pazienti".
Snerva il saliscendi tra allentamenti e restrizioni delle misure di protezione. Logora il non vedere un orizzonte, la consapevolezza di andare avanti così per mesi. E subentra una stanchezza mentale che toglie forza e il primo sintomo è proprio l’insofferenza verso le misure di prevenzione che in molti iniziano ad avere. "È inutile farsi tante illusioni - riprende Chiesa -. Questo virus resterà in giro sino alla primavera-estate. Ma dobbiamo fare di tutto per riuscire a gestire i casi, fare in modo che gli ospedali possano controllare l’afflusso dei pazienti, in corsia e nei reparti di cure intensive". Sperando di intravvedere al più presto l’appiattimento della curva dei contagi che, invece, giorno dopo giorno, punta drammaticamente all’insù. "Solo in quel momento potremo tirare il fiato - sottolinea Chiesa -. Significa che l’emergenza è rientrata, che possiamo guardare avanti con più ottimismo e fiducia".
Già, ottimismo e fiducia. In queste buie settimane difficile averne. Subentra invece un senso di impotenza, ansia e tristezza per ritrovarsi nuovamente, un’altra volta ai piedi della scala. "Ma adesso qualche informazione e nozione in più rispetto alla primavera scorsa l’abbiamo - ripete il dottor Chiesa -. Certo, ci aspettano tempi lunghi, faticosi, ma sappiano tutti cosa fare per evitare il più possibile il virus. Noi medici siamo più preparati e anche la maggior parte della popolazione ha capito l’importanza del rispetto delle misure igieniche. Solo così eviteremo di ingolfare gli ospedali".
Intanto il virus corre, galoppa, si infila ovunque. Nelle scuole come nelle case per anziani, queste ultime già duramente colpite durante la prima ondata. Fa ammalare giovani e meno giovani, donne e uomini. Nelle cure intensive vengono ricoverati anche pazienti di neanche quarant’anni e senza patologie pregresse. Ogni giorno in Svizzera i numeri si fanno più consistenti. Le ospedalizzazioni salgono, le cure intensive si riempiono e tante sono le persone che non ce la fanno a superare la malattia. Anche se, dalla sua esperienza in questi lunghi mesi, avendo vissuto la prima ondata e ora la seconda, il dottor Chiesa osserva: "La maggior parte dei miei pazienti che si ammalano di Covid, che, va detto, sono piuttosto giovani rispetto a quelli di molti colleghi, non sviluppano una patologia grave. A differenza di marzo-aprile, quando la situazione era parecchio più drammatica. In primavera infatti ricordo tante persone che avevano anche 40 gradi di febbre, in queste settimane non mi è più capitato".
I malati però sono sempre tanti. Quelli gravi finiscono in ospedale, agli altri ci pensano i medici di famiglia. "È un lavoro enorme. Non tutti i pazienti sono informati correttamente. Dobbiamo prenderci il tempo per spiegare tutto ciò che comporta il fatto di essere positivi. Tante le notizie che la gente ha letto in questi mesi, spesso anche contrastanti. C’è chi è confuso, non sa più a chi credere".
p.g.
14.11.2020


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