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Le incertezze alla frontiera penalizzano il turismo
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Senza cinesi e americani
perderemo un miliardo
ANDREA BERTAGNI


La mancanza di turisti cinesi e americani è particolarmente grave". André Aschwanden, portavoce di Svizzera turismo, non gira attorno al problema. Anche perché, l’anno scorso, secondo i dati dell’Ufficio federale di statistica, i primi hanno garantito 1,8 milioni di pernottamenti, i secondi 2,47 milioni. Insieme, fanno poco più di 4 milioni di soggiorni in alberghi, bad&breakfast, campeggi e case di vacanza. Quattro milioni di prenotazioni che mancano all’appello. Un disastro. "Soprattutto sapendo che un turista cinese spende in media 380 franchi al giorno  nel settore paralberghiero svizzero - continua Aschwanden - mentre un ospite americano 280 franchi: ciò significa 684 milioni e 622 milioni in meno". Una perdita secca, facendo due conti, di 1,3 miliardi complessivi. Non poco, anzi.
La stagione è partita dunque in salita. E non si conosce l’esito. Perché se i cittadini cinesi possono arrivare in Europa, grazie al recente via libera dell’Unione europea, gli americani hanno ancora la strada sbarrata. Sono Algeria, Australia, Canada, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Ruanda, Serbia, Corea del Sud, Tailandia, Tunisia e Uruguay, i Paesi che hanno ricevuto il nullaosta da Bruxelles. Nella lista c’è anche la Cina, ma solo a condizione che Pechino accetti i cittadini dell’Ue sul suo territorio. Le decisioni su chi può viaggiare per turismo verso l’Ue adottate da Bruxelles valgono anche per i Paesi come la Svizzera che fanno parte dell’area Schengen. Quindi niente americani, fino a nuovo avviso, anche in Svizzera. Insomma, tanta confusione e un quadro che muta rapidamente e crea incertezza.
Come se non bastasse, "anche se i confini saranno di nuovo aperti per questi turisti - riprende Aschwanden - ci vorrà comunque del tempo  prima che il loro ritorno sia ‘completo’". Non solo non si sa se e quando torneranno cinesi e statunitensi, ma bisognerà anche aspettare un po’ prima che la situazione torni alla normalità, a quando non era ancora arrivato il maledetto virus. "Per gli ospiti stranieri, i tempi di prenotazione sono molto lunghi", specifica Aschwanden.
Inoltre, i turisti non dormono soltanto. Ma spendono anche in ristoranti, svaghi, shopping. I cinesi, ad esempio, quando visitano Lucerna, secondo il consultente del turismo Elia Frapolli, spendono in media  altri 400 franchi in orologi e gioielli (vedi articolo sotto). Sibylle Gerardi, portavoce di Lucerna turismo, è categorica. "Per il 2020 ci aspettiamo un calo di cinesi e americani del 62%. Anche perché gli svizzeri in città sono di norma il 23%". Si spiega così la recente richiesta di aiuti finanziari, sollevata proprio dalla regione affacciata sul lago dei Quattro Cantoni.
Anche Tobias Treichler, vicedirettore della regione turistica di San Gallo, è sconsolato. "Il coronavirus - dice - ha colpito duramente la nostra destinazione di St.Gallen-Bodensee. Anche dopo l’allentamento delle misure restrittive i tassi di occupazione per i mesi di giugno, luglio, agosto sono solo del 15-20%". Ecco perché guardare al futuro "non ha senso al momento". A scarseggiare sul lago di Costanza è un po’ tutto il turismo, ma in particolare "il turismo d’affari - precisa Treichler - è carente in città ed è uno dei motivi del basso tasso di occupazione". A San Gallo insomma si piange. Anche senza i viaggiatori di Stati Uniti e Cina, per i quali "prevediamo un’occupazione molto bassa nel 2020. Ci vorranno altri 1-2 anni prima di poter contare nuovamente sui numeri del passato".
L’incidenza finanziaria di americani e cinesi è invece relativamente ridotta nei Grigioni. Che si stanno salvando soprattutto grazie agli svizzeri. Al turismo interno, quindi.  "La maggior parte dei nostri turisti proviene dalla Svizzera e dai vicini paesi europei - spiega il ceo di Grigioni turismo, Martin Vincenz -. A essere colpite dalla mancanza di americani e cinesi sono altre regioni e città della Svizzera, che hanno da sempre una ‘struttura’ degli ospiti più internazionale". Ciò nonostante, Vincenz è solidale. "Speriamo che la situazione per i cittadini degli Stati del Golfo, della Cina e degli Stati Uniti possa sbloccarsi ". Quel che è certo è che "lo stato delle prenotazioni per luglio e agosto sulle montagne dei Grigioni è per lo più buono. L’Engadina, ad esempio, registra un'ottima domanda, ma anche altre regioni come Lenzerheide, Mittelbünden e Safiental si aspettano un’estate molto buona".
D’altra parte, i luoghi con un forte carattere congressuale e un turismo più cittadino continuano a risentire degli effetti della crisi del coronavirus, "come dimostra l’esempio di Coira", dice il ceo di Grigioni turismo. I Grigioni per il momento, quindi sorridono. Ma non perdono la concentrazione.
abertagni@caffe.ch
11.07.2020


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