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Ricorso del governo contro una richiesta di Pronzini
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Resta "top secret"
il salario di Gianella
MAURO SPIGNESI


C’è un altro capitolo, l’ennesimo, nel lungo braccio di ferro sull’accesso agli atti che riguardano l’aumento (nel 2014) del salario dell’ex cancelliere Giampiero Gianella. Dopo che la Commissione cantonale per la protezione dei dati qualche mese fa aveva accolto il ricorso del deputato del Movimento per il socialismo (Mps) Matteo Pronzini che chiedeva di rendere pubbliche le motivazioni (non la cifra) che avevano portato a rivedere al rialzo lo stipendio di Gianella con una risoluzione governativa, ora il governo ha presentato un nuovo ricorso. Al Tribunale cantonale d’appello per negare - come aveva fatto in passato - l’accesso agli atti. Non ha invece fatto opposizione il diretto interessato, cioè Gianella.
Nella sua opposizione il governo tiene il punto e ribadisce che si tratta di documenti per i quali la ponderazione di interessi in gioco, cioè rendere pubbliche le motivazioni dell’aumento o tutelare la privacy anche se si tratta di un alto funzionario dello Stato, devono far pendere la bilancia dalla parte della tutela della sfera privata. In pratica il contrario di ciò che invece aveva indicato solo pochi mesi fa la Commissione cantonale per la protezione dei dati, presieduta dal pretore e docente universitario Francesco Trezzini. Commissione che era arrivata alle conclusioni che anche in questi casi si debba garantire sempre e comunque la massima informazione all’opinione pubblica. In particolare, nella vicenda che riguarda l’ex cancelliere, non si tratta di andare a intaccare la "sfera privata e familiare dell’interessato bensì il suo ruolo istituzionale".
"Questo accanimento del Consiglio di Stato non lo capisco - spiega Pronzini -, credo che tutti debbano avere il diritto di sapere perché il governo ha preso questa decisione. Inoltre, secondo me, ma lo diranno evidentemente le carte, che per per ora restano riservate, temo che il governo non abbia rispettato tutte le regole". Il Consiglio di Stato ma anche lo stesso ex cancelliere nelle loro osservazioni, oltre a ribadire il contesto della vicenda avevano sottolineato come la legge sull’informazione e sulla trasparenza lasci un margine di tolleranza nel rendere pubbliche risoluzioni come questa.
m.sp.
06.10.2019


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