A confronto sul taglio delle piante nei centri cittadini
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Alberi secolari addio
tra sicurezza e verde
ANDREA BERTAGNI


Gli alberi secolari delle città ticinesi sono ormai al tramonto? Parrebbe di sì. A Lugano, nonostante le proteste, negli anni scorsi sono stati abbattutti uno dietro l’altro in via Castagnola, viale Cassarate e via Maraini. A Bellinzona il Municipio sta pensando di tagliare un centinaio di tigli e di ippocastani ultracentenari di viale Stazione. Sono vecchi e malati. Questa la ragione che spinge le autorità all’abbattimento. Ma i cittadini della capitale come a Lugano non ci stanno e si oppongono. A emergere è   un’accresciuta sensibilità ambientale. Che sfocia nello scontro ideologico. Di sicuro le piante cittadine sono vetuste. E Andrea Branca, architetto del paesaggio di Minusio, non si sorprende che siano anche in pessime condizioni. Non sempre sono state curate come avrebbero dovuto. Servono accorgimenti speciali. La pensa così anche Fabio Forni, presidente di Jardin Suisse Ticino, secondo cui, l’ente pubblico dovrebbe però informare meglio i cittadini. Anche perché la sensibilità ambientale è aumentata. Forse, aggiunge Forni, anche le sostituzioni andrebbero pianificate meglio.
an.b.


L’ambiente è di tutti, informare i cittadini è molto importante
Fabio Forni
Giardiniere, presidente di Jardin Suisse Ticino

Gran parte delle alberature presenti oggi nelle città ticinesi sono state piantate anche cento anni fa ed è normale che presentano problemi di sicurezza e vecchiaia. Inoltre queste piante hanno vita più breve perché devono sopportare traffico, inquinamento, danni dovuti a scavi per le infrastrutture, esigua superficie per l’assorbimento dell’acqua, potature non sempre a regola d’arte, ma spesso eseguite guardando al prezzo più basso. L’ente pubblico è responsabile della sicurezza dei cittadini e come tale deve talvolta prendere delle decisioni impopolari. Vero è che forse si potrebbe gestire la pianificazione del verde pubblico più a lungo termine, così da permettere sostituzioni graduali senza lasciare spazi vuoti e d’impatto. Ad esempio, in un viale alberato sarebbe opportuno sostituire una pianta su due e dopo 10-15 anni sostituire le altre pur sapendo che, a dipendenza degli interventi da svolgere, non sempre è possibile. Come sempre la comunicazione è una parte importantissima di ogni progetto. Se la cittadinanza fosse maggiormente informata sugli obiettivi finalizzati a migliorare il verde delle nostre città, ci sarebbero molti meno malumori.
Quello che è sicuro è che gli eventi atmosferici causati dal cambiamento climatico che si manifestano con sempre più frequenza fanno cadere molti alberi e inducono gli amministratori a ricorrere a sostituzioni drastiche. Un aspetto di cui si dovrà tenere conto nelle nuove piantagioni sarà in ogni caso quello dell’apparato radicale: dovrà sempre avere uno spazio grande e protetto per svilupparsi, altrimenti il ciclo di vita di un albero si accorcerà in modo importante. In questo senso come associazione stiamo cercando di sensibilizzare l’ente pubblico sull’importanza non solo di scegliere la specie più adatta, ma anche sull’intero ciclo vitale della pianta, dalla piantagione alle potature fino ad arrivare al giusto momento per la sostituzione.


Non si improvvisa, serve il fusto giusto nel posto giusto
Andrea Branca
Architetto del paesaggio con studio a Minusio

La vegetazione cittadina va rispettata. Non soltanto occorre scegliere la pianta giusta per il posto giusto, ma va prestata anche molta attenzione alla gestione e alla cura degli alberi nel corso degli anni. Piantare un albero in città non è come farlo in un bosco o in un parco come alberatura solitaria. Servono accorgimenti speciali, dato che il più delle volte gli alberi vengono messi a dimora lungo assi stradali e in spazi ristretti. In un ambiente cittadino vanno poi calcolati possibili vandalismi, rotture dei tronchi, alte temperature estive e sale invernale, malattie fungine: tutti fattori che accorciano la vita di una pianta anche se è stata scelta la specie più adatta.
Molto importante è avere rispetto del perimetro radicale affinché le radici possano svilupparsi in modo indisturbato senza creare danni al sottosuolo come alle tubazioni. Non secondario è ad esempio anche l’inserimento di un impianto di irrigazione. Un albero con sviluppo gigante non può insomma stare in un posto ristretto. In generale si può dire che in città l’età media di un vegetale (arbusto o albero) si riduce circa della metà a causa delle condizioni sovra esposte, anche se si sono prese tutte le contromisure adatte. Ad avere un ruolo non trascurabile è anche il riscaldamento globale che di fatto sta causando conseguenze molto pratiche alla vegetazione.
Non conosco nel dettaglio le situazioni di Lugano e Bellinzona. So però che le piante che troviamo oggi nelle città ticinesi di regola sono state piantate negli anni ’70-’80 e non sempre sono state curate come avrebbero dovuto e posate senza le adeguate protezioni radicali: inoltre non sempre sono stati eseguiti lavori rispettosi attorno ad esse (opere di sottostruttura, scavi successivi). Occorre dunque prendere atto che un certo ricambio è normale ed è nell’ordine delle cose prima che la pianta cominci a deperire seriamente. In tutti i casi servono le competenze e le conoscenze adatte.
18.08.2019


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