Piera Gianotti, attrice, recita con uno dei suoi caproni
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"Sul palco con Fidel
emerge la mia dualità"
ANDREA STERN


L’agricoltura di montagna e il teatro sono due mondi parecchio distanti tra loro. Ma la contadina e attrice ticinese Piera Gianotti, 42 anni, è riuscita ad avvicinarli grazie alla collaborazione di Fidel, un caprone che l’ha seguita. Dagli alpeggi al palcoscenico. "Pesa più di me ma è molto mansueto, ubbidiente - sottolinea -. Se nervoso, per calmarlo basta fargli un po’ di coccole".
Nato in Valle Verzasca, il caprone Fidel fa parte della ventina di ovini di cui si occupa Piera Gianotti in alta Capriasca. "Il nome gli è stato dato alla nascita, prima che arrivasse da noi - precisa -. Penso che fosse un omaggio a mio padre, uno di quei sessantottini che hanno lasciato la città per cercare una vita più in sintonia con i ritmi della natura". Un cosiddetto neorurale, che ha conosciuto sua moglie durante gli studi a Zurigo e l’ha portata in fattoria. "Lei era disegnatrice e lui le ha proposto una vita da contadini - ricorda la figlia -. Ha subito accettato, a patto che fosse in Ticino".
Ed è in un’azienda agricola a sud delle Alpi che è cresciuta Piera Gianotti. "Amavo molto stare con gli animali - racconta - ma a 13 anni ho deciso che nella mia vita mi sarei dedicata al teatro". Così dopo la maturità la giovane figlia di contadini lascia Bidogno per frequentare la Scuola di teatro di Bologna. Poi si trasferisce a Parigi, dove lavora come interprete e assistente di regia. Torna in Ticino per diplomarsi alla Scuola Dimitri. Riparte poi in giro per il mondo a esplorare i confini tra le varie discipline dello spettacolo. "Quando sono rimasta incinta della mia seconda figlia ho però deciso di tornare definitivamente in Ticino. In quel periodo i miei genitori si stavano avvicinando alla pensione e stavano meditando di lasciare l’azienda agricola. Ho insistito affinché si tenessero almeno le capre. E da lì ho iniziato a vivere con il piede in due scarpe. Dividendomi cioè tra il lavoro in fattoria e il teatro". Insieme al marito Emanuel Rosenberg, Piera Gianotti si prende cura anche degli animali e si dedicas ad altre attività artistiche. La coppia ha, ad esempio, fondato il Festival di teatro al Castelmur, in Val Bregaglia, e ha dato vita al progetto Brockenhaus. Inoltre Piera organizza dei laboratori per bambini, adolescenti e adulti ed è docente di teatro in vari istituti tra cui il Centro scolastico industrie artistiche (Csia).
"Non sono attività molto compatibili tra di loro - osserva -. Nel mondo contadino ti guardano un po’ male se parli di spettacoli teatrali. Mentre nel mondo teatrale ti senti un pesce fuor d’acqua se parli di animali. Per questo ho deciso di scrivere un monologo che rifletta la bellezza di entrambe le realtà". A farle da spalla, c’era da immaginarselo, Fidel, cui sono bastati un paio di giorni di prove per calarsi alla perfezione nel suo ruolo.
L’esordio teatrale della strana coppia ha avuto luogo a inizio giugno a Gandria, su invito di un’amica di Piera Gianotti che tra le altre cose vende anche il formaggio delle sue capre nella bottega del paese. "Ho solo una ventina di capre - dice, quasi a scusarsi -, la mia è una piccola produzione e quindi può rifornire solo piccoli negozi".
Una produzione mini ma apprezzata, tra cui spicca il "mascarpel", una specialità originariamente della Val Bregaglia. Come apprezzato e applaudito è stato lo spettacolo teatrale di Piera e Fidel, che tutto sommato ha dimostrato un certo talento nella recitazione. Un eventuale proseguimento della tournée è però ancora tutto da valutare. "Chiaramente il caprone preferisce stare sull’alpeggio che essere scarrozzato in giro. Dovrei trovare un modo per andare incontro alle sue esigenze. Per esempio potremmo pensare di spostarci a piedi, fermarci nei paesi ed esibirci nelle piazze. Un teatro secondo i ritmi della natura e più a misura di Fidel".

astern@caffe.ch
07.07.2019


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