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LE PAROLE di Franco Zantonelli
Immagini articolo
Se l'Onu inciampa
nella storia spagnola
Franco Zantonelli


Nell’epoca della demonizzazione di Google, ritenuto paradigmatico del nozionismo a buon mercato, il portale onnicomprensivo sarebbe tornato utile alle Nazioni Unite quando hanno inserito Guernica nel loro sito web ufficiale, definendo l’opera di Picasso una denuncia dei "crimini dei repubblicani durante la guerra civile spagnola". Peccato per l’Onu che la cittadina martire basca sia stata, in realtà, vittima di un feroce bombardamento nazi-fascista, e cioè degili alleati del generale Franco. E che, di conseguenza, in quella tragedia i repubblicani spagnoli siano stati le vittime e non i carnefici.
Fatto sta che, per due anni, una copia del celebre dipinto è rimasta in bella vista fuori dalla sala in cui si riunisce il Consiglio di Sicurezza e se non fosse stato per una petizione la storia capovolta del bombardamento di Guernica rimarrebbe lì a testimonianza di un’imperdonabile cantonata presa dall’Onu. Il quale, oltretutto, solo da poco vi ha posto rimedio.

La croce dell’amaro del cacciatore è salva. Jägermeister, il beverone tedesco realizzato con ben 56 erbe medicinali, potrà continuare a fregiarsi anche in Svizzera del simbolo religioso che nel collo delle sue bottiglie sovrasta le testa di un cervo. Il Tribunale federale amministrativo ha, infatti, stabilito che quella croce non può offendere il sentimento religioso dei potenziali acquirenti dello Jägermeister che erano insorti, denunciandone il rischio di lesa cristianità. Niente da fare! L’utilizzo del cervo con la croce, che tra l’altro si rifà a una leggenda medievale, protagonista Sant’Uberto vescovo di Tongeren Maastricht, è ormai diventato un tutt’uno con un brand commerciale e non può indignare i credenti.
Questo, per sommi capi, il sunto della sentenza del Tribunale federale amministrativo. Quanto ai fans del bicchiere della staffa a base di erbe se mai possono rivolgersi a digestivi più laici. Ad esempio l’attore Ernesto Calindri, "contro il logorio della vita moderna", si trovava a suo agio trangugiando un noto amaro italiano al carciofo seduto a un tavolino in mezzo al traffico di una grande città.

La rigidità obbligata della magistratura nei confronti degli automobilisti che violano le severe norme, introdotte da Via Sicura nel 2012, sono oggetto di dibattito da tempo. Auspici alcune sentenze che finiscono di mettere sullo stesso piano una grave violazione dei limiti di velocità, con un incidente mortale provocato dall’abuso di alcool o di droga. Via Sicura si poneva l’obbiettivo di diminuire le vittime della strada. I morti nel 2012 erano stati 339. Scesi a 233 nel 2018. Non ci sembra un risultato da poco.
23-02-2020 01:00

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