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CHEROKEE Con l’aria da politicamente corretto che tira oggi sta diventando un problema anche denominare il modello di un’auto. Ne sa qualcosa il marchio Jeep, alle prese con la rivolta dei Cherokee contro l’abitudine di utilizzare il loro nome per uno dei modelli più venduti del gruppo di Auburns Hills, in Michigan. Che, in sostanza, viene accusato di appropriazione culturale indebita di un simbolo che fa riferimento ai nativi, quelli che nei film di John Ford venivano sbrigativamente liquidati come indiani, quando non addirittura pellerosse, e presi regolarmente a pistolettate da John Wayne.
Pure lui, tra l’altro, finito come le Jeep Cherokee, anzi peggio, visto che da eroe hollywodiano della frontiera è stato ridotto a simbolo fascistoide. A quando qualche anima bella farà vergognare i bambini di giocare agli indiani e ai cowboys?

ROURA Gli appassionati di vela e non hanno potuto scoprire, sbalorditi, le performances degli scafi che, di recente, hanno partecipato alla Prada Cup, vinta da Luna Rossa che, così, ha staccato il biglietto per sfidare Emirates Team New Zealand, nella Coppa America. Roba da super-ricchi visto che, per realizzare un’imbarcazione come quelle, bisogna sganciare almeno un centinaio di milioni di euro.
È costata molto meno la partecipazione ad un classico della vela in solitario, la Vendée Globe, iniziatasi il 6 novembre scorso e conclusasi tra gennaio e febbraio. 95 giorni il tempo impiegato dall’unico svizzero in gara, Alan Roura, piazzatosi diciassettesimo. Roura, non nuovo a questa impresa, denominata "L’Everest dei mari", per tutto il tempo che è rimasto in navigazione non ha quasi dormito, si è nutrito alla bell’e meglio e ha sofferto di una grande solitudine, nonostante fosse sempre connesso via internet con la base a terra, a Les Sables d’Olonne, in Vandea. Il porto da cui salpava, per le sue scorribande, l’Olonese, uno dei più feroci pirati della storia dei mari.

GRESINI La ricerca della notizia da dare per primi ad ogni costo ha portato alcuni siti online italiani ad annunciare, con colpevole anticipo, la morte per Covid dell’ex-pilota di motociclismo Fausto Gresini. La penosa vicenda è finita in una trasmissione di Teleticino, durante la quale il tono da "Pietà l’è morta" si è combinato a un de profundis senza appello per il giornalismo italiano.
A quel punto ci è venuto in mente un titolo di Le Monde del 4 maggio 1988:"La mort de Monica Vitti". Nell’articolo si annunciava il suicidio dell’attrice che, sia pure in non buone condizioni, oggi è ancora tra di noi. Poi Monica Vitti ha ricevuto un mazzo di rose da Le Monde, per il quale nessuno ha ritenuto di dover recitare il de profundis.
06-03-2021 21:30

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