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IL COMMENTO di Giuseppe Zois
Serve più trasparenza
e una nuova moralità
Giuseppe Zois


Non è stato un anno esaltante per la bella e buona politica, due aggettivi che dovrebbero accompagnare l’azione di chi, ai vari livelli istituzionali, amministra e governa. Da Argo1 alla questione dei rimborsi esce l’immagine - immeritatamente accreditata in blocco - di una classe con credibilità offuscata al suo piano più alto, quello del governo.
Troppa la superficialità emersa da parte dell’Amministrazione cantonale. Se sono mancati i risvolti penali, sul piano della vigilanza bisogna tuttavia darsi una scrollata. Attenzione, però, a non gettare il bambino (la Politica) con l’acqua sporca. Più che insistere nel delegittimare, è necessario riqualificare la moralità e la trasparenza di un impegno. Abbiamo vissuto un anno di passaggio, veleggiando nell’ordinarietà, al punto che la "normalità" pare già significativa. Il momento più qualificante doveva essere la riforma scolastica, bocciata inequivocabilmente nelle urne. C’è stata in compenso, e va sottolineata, l’introduzione dell’ora di civica.
Restano i problemi annosi e di tutti i giorni e la lista è lunga. Pensiamo alle strade ed a certi collegamenti, necessari come l’ossigeno per alcune regioni: non solo non si fa, ma si arriva addirittura a proporre la vignetta per la A13 da Ascona al Piano di Magadino. Il balzello convoglierebbe molto traffico sulle strade cantonali già sature. Idem su un’altra arteria stracarica, come quella da Ponte Tresa verso Bioggio, in certe ore del mattino e della sera con il traffico dei frontalieri. Per la ferrovia, il raddoppio da Lugano a Chiasso deve a sua volta pazientare. Il verbo più coniugato è "vedremo" (forse).
Non ci sono state grandi opere, e anche questo è un segno. Nel turismo si sentono solo note dolenti: qualche formula nuova bisognerà pur escogitarla. Sul piano politico, di rilievo nel 2018 il fallimento della raccolta di firme per la separazione Stato-Chiesa. La reazione del popolo segna un distacco netto da certe ideologie. L’alternativa sarebbe stata tornare indietro più che andare avanti.
Sul piano della comunicazione, con tutta la complessità di questo mondo dominato da una tecnologia sempre più avanzata - al punto che dopo quello del telefonino si parla addirittura di un algoritmo della coscienza - due i fatti salienti. Il primo è positivo e riguarda il bavaglio tolto all’informazione, con "il Caffè" assolto in tribunale da un’assurda accusa di diffamazione mossa dalla Clinica S. Anna per aver raccontato un caso di malasanità. Si è giustamente riconosciuto ai giornalisti il diritto di fare il loro lavoro, cioè indagare, raccontare e contribuire alla verità. Non si butta il termometro perché ci rivela la febbre. La diocesi invece, e questo è l’evento negativo, ha deciso di buttare il "Giornale del Popolo", cancellando con una scelta quantomeno discutibile, 92 anni di una testata che ha contribuito alla riflessione, all’identità e al senso di appartenenza di un popolo. Senza avere un piano B e alla vigilia di un mini-rientro laddove s’era fatto un avventato divorzio. La ferita rimane aperta e fa male a molti. Fa male quasi a tutti, invece il continuo e inarrestabile aumento dei premi delle Casse Malati. C’è una crisi che fa sentire i suoi morsi, gli stipendi sono fermi se addirittura non arretrano, 615 mila persone in Svizzera vivono nell’indigenza e altre 600 mila sono in una situazione precaria (denuncia di Caritas al Consiglio federale dell’agosto scorso), e si continua a colpire la salute, mettendo molti in condizione di rinunciare a visite e a cure. Si impone un argine e a questo mira l’iniziativa socialista perché i versamenti alle Casse Malati non superino il 10% del reddito; nel Canton Vaud il tetto è già al 12% e dal 2019 scenderà al 10%. Bisogna "contrastare l’immobilismo del Parlamento in materia di riforma del sistema sanitario": più che condivisibile questa critica della neo-presidente del Nazionale, Marina Carobbio. La vita è il massimo valore a disposizione, dovere primario di uno Stato è tutelarlo, consentendo però anche di vivere e di trovare un po’ di gioia nel vivere. Che è altro rispetto al camminare sul filo del rasoio, con allenamento progressivo a tirar la cinghia.
16-12-2018 01:00
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