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13.12.2017
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13.12.2017
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale costruzioni, Ticino, ottobre e terzo trimestre 2017
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Notiziario statistico Ustat: Le transazioni immobiliari in Ticino nel terzo trimestre 2017
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IL COMMENTO di Lillo Alaimo
Dagli specchi
alle finestre
Lillo Alaimo


Lo scopo della scuola è quello di trasformare lo specchio in finestre. L’immagine è di un giornalista inglese, Sydney J. Harris. Un’immagine straordinaria che sembra tagliata apposta per la politica, quella politica che da qualche anno, qui come altrove (l’ex premier italiano Renzi la fece sua tempo fa per la riforma scolastica) è trasversalmente affetta da miopia. Trasversalmente, cioè a dire che tocca tutti, chi più chi meno, in un tempo in cui i risultati elettorali, il breve volgere di una legislatura sembrano essere, se non gli unici i principali obiettivi.
Lo specchio e la finestra.
Questi sono stati e sono "anni allo specchio". Soprattutto in questo cantone, sono stati anni di vita troppo (certamente non sempre) autoriferita. In psicologia l’autoriferimento è la tendenza a ricondurre a sé stessi avvenimenti e fenomeni della realtà intorno. È la propensione a fare di sé il centro d’ogni cosa.
Lo specchio è l’autoreferenzialità. E di immagini riflesse all’infinito si può socialmente impazzire. La finestra, al contrario, è la voglia, il desiderio, la convinzione che l’apertura alla realtà intorno possa solo arricchirci di novità e salutare confronto. La finestra è apertura, è spalancata sul mondo e lascia entrare ragioni e novità da nord, da una capitale, Berna, che la "politica-riccio" in questi anni ha ingiustamente raccontato come matrigna. Lascia entrare idee e riflessioni da un’Europa, sì acciaccata ma pur sempre unica e grande realtà culturale e politica, alla quale la Svizzera appartiene, capace di confrontarsi con l’Occidente americano e l’Est asiatico.
Lo specchio e la finestra. Prendiamo in prestito e adattiamo alcune antinomie di Sydney J. Harris.
Lo specchio è lo sguardo rivolto solo e soltanto a noi stessi. Lo specchio è un passato che forse solo i ricordi rendono migliore di quel che fu. La finestra è la voglia di costruire il futuro, progetto dopo progetto. Innovazione dopo innovazione. Carichi ogni giorno di aria nuova e salutare che venga coi venti culturali del nord o quelli del Mediterraneo, alla cui area pur sempre appartiene questa regione incastonata tra le Alpi e l’Italia.
La finestra aperta a Nord come a Sud ha portato in Ticino un’università, che ha dato vita nuova e altra vuole e può darne; un centro, il Lac, capace di catalizzare linfa culturale da ogni punto cardinale. Una ferrovia veloce che metterà il cantone spalla a spalla con Zurigo e Milano, cuori pulsanti.
Lo specchio è la chiusura. La solitudine, pur ricca materialmente, ma pur sempre solitudine del cittadino globale. La finestra è sì amore e difesa della propria identità, ma nel contempo senso di appartenenza ad un’umanità che intorno alle nostre case (a ridosso di frontiere ancora troppo chiuse) ogni giorno assume forme e colori diversi. La finestra diventa allora desiderio di aggregazione. Mettiamo l’altro dentro di noi, insegnerebbe la scuola di Harris.
Lo specchio è una società anonima che vuole cittadini-soldato da plasmare e far marciare a seconda delle convenienze del momento. La finestra è l’identità fatta di cultura e valori educativi, capaci di mettere radici - sotto forma di giustizia e legalità, etica e morale - in quella politica che ci governa ogni giorno.
Lo specchio è la minuzia, il chiacchiericcio che gonfia di nulla e di niente il nostro quotidiano. Le bugie virali del web. Le cattiverie e le idiozie dei social. La finestra è vera e libera informazione, una comunicazione lontana dalle lusinghe dei poteri.
Lo specchio è una società totalmente autoriferita dove "potere" è solo e soltanto un sostantivo, dice Sydney J. Harris e chi alla sua scuola si è ispirato per un progetto politico.
La finestra, al contrario, è una società e una politica aperte dove "potere" è un verbo. Volontà e capacità di cambiare. Crescere includendo. Perchè l’alternativa è decrescere escludendo.
È questo il nostro augurio per il 2018.
17-12-2017 01:00

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