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Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Svizzera e Ticino, settembre 2017
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13.10.2017
Aggiornata la pagina Protezione ABC con la pubblicazione dei dati statistici inerenti gli interventi del picchetto NOI nel 2016 [www.ti.ch/protezioneabc]
04.10.2017
I Servizi del Gran Consiglio hanno proceduto alla pubblicazione dell'Ordine del Giorno della seduta del 16 ottobre 2017.
28.09.2017
Pubblicati i dati statistici del passaggio di autobotti con merci pericolose sull'autostrada A2 presso Coldrerio nel 2016 [www.ti.ch/protezioneabc]
26.09.2017
Notiziario statistico Ustat: Statistica delle abitazioni vuote, Ticino, 1° giugno 2017
25.09.2017
Notiziario statistico Ustat: Monitoraggio congiunturale: andamento e prospettive di evoluzione dell'economia ticinese, settembre 2017
18.09.2017
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Svizzera e Ticino, agosto 2017

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FUORI DAL CORO di Giò Rezzonico
Immagini articolo
La mia esperienza
di pendolare del bisturi
Giò Rezzonico


Ogni giorno 4 persone (su 71) scelgono di farsi curare fuori cantone anche se potrebbero farlo in Ticino, in particolare per interventi ortopedici (anca, ginocchio, spalle), cardiologici, oncologici (per resezioni a organi), ecc… Su 3.696 pazienti ricoverati fuori cantone nel 2016 (ultimo dato disponibile) il 40 per cento poteva curarsi in Ticino ma ha deciso di farlo oltre Gottardo". È questo il succo di un’interessante inchiesta giornalistica di Simonetta Caratti pubblicata sulla Regione del 28 settembre. Perché questo accade? Spesso - si legge nell’inchiesta - per consiglio del medico curante, altre volte perché la medicina privata quando non può eseguire un intervento, "piuttosto che lasciarlo al pubblico, che è abilitato, lo invia a Nord", genericamente diciamo che questo avviene "più per una questione di mentalità che di qualità delle cure". "Se si continua di questo passo - ammonisce il professor Raffaele Rosso, primario e capo dipartimento chirurgia all’ospedale regionale di Lugano - in Ticino si finirà per fare solo una chirurgia minore".
Si tratta di dati e di affermazioni che fanno riflettere. Ed io vorrei a questo proposito portare la mia esperienza personale. Dieci anni fa ho subito un importante intervento chirurgico con l’asportazione dell’esofago e mi sono fatto operare in Ticino. Quest’estate per un intervento più banale mi sono recato a Berna ed in futuro, se dovrò sottopormi a un’operazione ortopedica, penso di varcare di nuovo il Gottardo. Perché queste scelte? Per nessuna delle ragioni sopraelencate e certamente non per sfiducia nei medici dei nostri ospedali. Ho diversi amici medici e parlando con loro mi rendo conto che la medicina è tutt’altro che una scienza esatta e, anzi, in moltissimi casi i pareri degli esperti divergono. Questo mi ha convinto che prima di decidere è necessario ascoltare più pareri: due o meglio tre. In secondo luogo su un solo punto tutti i medici mi sembrano convergere: chi fa più interventi acquisisce più manualità e fa meno errori. E veniamo allora alle mie scelte. Nel 2007, quando mi hanno asportato l’esofago (un intervento delicatissimo che dura diverse ore) mi sono fatto operare a Bellinzona, perché a quei tempi il primario Philippe Gertsch era considerato uno dei migliori in Svizzera. Ma partito lui non mi sarei più fatto operare in Ticino. Negli altri due casi, quello di quest’estate e forse quello futuro, la scelta di recarmi fuori cantone è dettata unicamente dal principio: chi più opera fa meno errori. Sono persuaso che come me ragionano molti altri pazienti. E fino a quando l’ente ospedaliero cantonale (Eoc) non riuscirà a concentrare le specializzazioni in modo convincente in una struttura sono persuaso che i "pendolari del bisturi", come titolava la Regione, tenderanno ad aumentare. Poco importa a noi pazienti se l’Eoc raggiunge questo obiettivo creando un grande ospedale cantonale o pianificando "ospedali multisito". L’importante è che in una struttura, e può essere in una sola dato che il Ticino è piccolo, si deve trovare l’eccellenza.
22-10-2017 01:00

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