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Quella cattica memoria
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Andrea Ghiringhelli


In gennaio la giornata della memoria per non dimenticare la Shoah: doverosa. Con tanti pericoli. Mi guardo intorno e trovo conferme: la memoria si esaurisce nella commemorazione. I genocidi continuano. È l’ ipocrisia del presente: si osannano i Giusti ma i Migranti affogano nel Mediterraneo. L’indifferenza è il cancro della nostra epoca. I muri e le frontiere sono le parole forti della politica e dividono il mondo in due: là ci sono bambini, donne, uomini, ma i diritti universali non valgono per loro. Lo vogliamo dire una buona volta che è così! E noi svizzeri non tiriamoci fuori: le occasioni per vergognarci non sono mancate! L’indifferenza ci contamina ogni giorno e ci fa voltare dall’altra parte. Il riprovevole assopimento delle coscienze è una macchia difficile da cancellare.
Quindi bene le commemorazioni, ma non siano un alibi: la memoria non si deve esaurire in se stessa, ma essere il motore di comportamenti che risveglino le coscienze e combattano i brutti sintomi del male, sempre. Così non è: io ho l’impressione che parte di noi esibisce virtù, qualità morali, buoni sentimenti che non ha. Le giornate rituali di condanna sono un momento: il giorno dopo si ritorna all’indifferenza. Si condannano i negazionisti, ma si tace di fronte al razzismo dilagante e all’ammorbante xenofobia. Nelle nostre strade, in questi giorni, qualche scritta indica la soluzione per migranti ed ebrei: la via di Auschwitz. Prendete in mano il volume di Valentina Pisany (I guardiani della memoria, Firenze, 2020). Indica un paradosso inquietante: negli ultimi anni si sono moltiplicate ovunque le attività commemorative sulla Shoah, ma negli ultimi anni - negli stessi paesi - razzismo, xenofobia, antisemitismo sono cresciuti a dismisura. Nel 2021 il 16% degli italiani ritiene che la Shoah non sia mai avvenuta, erano il 3% nel 2004. La spiegazione possibile? La democrazia liberale si erige a baluardo contro i crimini dell’umanità, ma oggi avanzano controstorie alternative fondate su deliranti concezioni identitarie, su sovranismi esasperati, sulla reinvenzione del passato, e i guardiani della memoria da vittime si fanno nemici.
La memoria da sola non basta: la memoria si appanna, si deforma, si presta a letture ideologiche. Ecco allora le rigorose procedure storiografiche che la debbono sorreggere, che stabiliscano inconfutabilmente i fatti, che dicano come "sono andate le cose". La Grande Storia deve tener vigile la coscienza di noi tutti.
06-03-2021 21:30

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