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FUORI DAL CORO di Giò Rezzonico
Quando il nazionalismo
diventa il vero pericolo
Giò Rezzonico


Come mai tante case espongono la bandiera svizzera? Me lo chiede un amico milanese, venuto a trovarmi quest’estate nella mia casa di vacanza a Vogorno in Valle Verzasca. La sua domanda mi sorprende perché non mi ero mai accorto che in valle così tante case sfoggiassero il baluardo nazionale. Evidentemente è un segnale di appartenenza, di orgoglio e di identificazione con la comunità. Così come altri comportamenti che a volte mi appaiono un po’ ridicoli: delle persone che, per esempio, sventolano la bandiera nazionale ogni volta che Federer - una delle migliori icone della Svizzera - fa un punto durante una partita di tennis. O ancora - come ho visto durante la finale di Wimbledon - una giovane donna che ha dipinto la croce bianca su sfondo rosso sulle proprie guance. O ancora, quando, mano al cuore, i giocatori delle nazionali di calcio cantano il proprio inno a squarciagola. Nulla di male, certamente. Il sentimento di appartenenza dà sicurezza. Ma attenzione, perché spesso il patriottismo sfocia nel nazionalismo. E cioè in un sentimento di chiusura verso chi è diverso, spesso manifestato attraverso atteggiamenti di superiorità. Nel senso: noi siamo migliori degli altri. Di fatto, solitamente, non siamo migliori, ma gli altri sono diversi da noi. E siccome prendere atto di questa diversità ci costringe a metterci in discussione - cosa che a molte persone procura timori - ci chiudiamo a riccio in noi stessi, ostentando superiorità. Ecco che allora dall’orgoglio di appartenere a una comunità si passa al nazionalismo, che è sempre stato portatore di guerre.
E in politica quali risvolti hanno questi comportamenti? Purtroppo lo stiamo vedendo in questi ultimi anni con la nascita dei movimenti cosiddetti sovranisti, che fondano il loro consenso sul nazionalismo e sul patriottismo: "America first" negli Stati Uniti, "Prima gli italiani" in Italia, "Prima i nostri" in Ticino. In un mondo globalizzato, in cui molti elettori sentono un bisogno di appartenenza di fronte al continuo confronto con chi è diverso, i sovranisti sfruttano le paure dei cittadini ed anzi le alimentano a scopi elettorali. Questi movimenti diventano paladini dell’unione nazionale fondata su falsi valori patriottici e solitamente conservatori. Il diverso, lo straniero, diventa allora il nemico contro cui allearsi per il bene della nazione: i sudamericani negli Stati Uniti, i profughi africani in Italia, i frontalieri in Ticino. Su questi sentimenti di pancia si fonda la propaganda sovranista.
Dobbiamo quindi essere attenti ed evitare che il nostro orgoglio di appartenere alla nazione si trasformi in un pericoloso nazionalismo.
13-10-2019 01:00

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