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FUORI DAL CORO di Andrea Ghiringhelli
La 'grande ignoranza'
è il problema di oggi
Andrea Ghiringhelli


Scriveva il filosofo Ortega Y Gasset, anno 1930, che "oggi è la volgarità intellettuale a esercitare il suo imperio nella vita pubblica". È il ritratto della nostra contemporaneità.
La volgarità e il disprezzo dell’avversario sono stati sdoganati da alcuni movimenti populisti che quotidianamente propongono un linguaggio truculento, intimidatorio, sempre assertivo, mai dialogante come imporrebbe l’essenza stessa della democrazia. E i partiti storici? Perlopiù subiscono in silenzio, e si adeguano: qualche schermaglia sulle persone, raramente sui valori. A noi non è capitato ultimamente di assistere a una presa di posizione inequivocabile dei partiti in nome della moralità pubblica, di una difesa dei diritti umani bistrattati dalle esternazioni razziste e xenofobe, di cui anche alcuni/e sedicenti esponenti della nostra politica fanno sfoggio. Il senso della vergogna che ha sempre frenato l’eccesso di indecenza non c’è più, ed è un bel guaio. Lo scrittore Ammaniti, concedetemi la volgarità, ha dichiarato che oggi si sdogana di tutto, anche le figure di merda: concordo, il pudore in politica non è più una virtù praticata.
Due noti scrittori, di fronte a comportamenti politici che non esprimono particolari doti di intelligenza, hanno concluso che "la prevalenza del cretino" è un dato acquisito: anche a voler essere di manica larga, bisogna pur riconoscere che oggi in politica a prevalere troppo spesso è la "scarsa attitudine" degli attori. E spesso affidiamo ai comici le cose serie.
Il problema vero è l’ignoranza politica che qualcuno con compassionevole eleganza definisce "deficit di elaborazione". Nel 2015 il politologo Ilya Somin titolò un saggio "Democrazia e ignoranza politica". Nel 2017 il linguista Raffaele Simone osservò che "Il ceto politico non è mai stato così ignorante". Nel 2019 l’economista Irene Tinagli pubblica "La grande ignoranza" e registra un fenomeno in espansione.
L’ignoranza è diventato un problema imbarazzante, a tal punto che in alcuni paesi (un po’ anche da noi) è un gran fermento di corsi e seminari sulla politica per porre un rimedio: si è dovuto ammettere che l’anagrafe non basta per rinnovare quando mancano in dose massiccia competenza e cultura politica.
Cosa aspettarci nell’immediato futuro? Un intellettuale organico spiega che vi sono le avvisaglie di un rinnovamento politico. Lo spettacolo offerto dai partiti storici in questi mesi non induce all’ottimismo: il futuro è labile.
23-02-2020 01:00

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