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14.12.2017
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale attività manifatturiere, Ticino, ottobre e terzo trimestre 2017
13.12.2017
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13.12.2017
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale costruzioni, Ticino, ottobre e terzo trimestre 2017
12.12.2017
Notiziario statistico Ustat: Le transazioni immobiliari in Ticino nel terzo trimestre 2017
11.12.2017
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale banche, Ticino, ottobre e terzo trimestre 2017
07.12.2017
Pubblicati orari e tariffe dei trasporti pubblici, validi dal 10 dicembre 2017 [www.ti.ch/trasporti]
04.12.2017
Militare: Visite di reclutamento 2018
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FOGLI IN LIBERTÀ di Renato Martinoni
Immagini articolo
Dialogo tra un abete
e un albero di Natale
Renato Martinoni


ALBERO DI NATALE. Fatti un po’ in là, silos di aghi! Non vedi i gingilli sui miei rami? Non cogli lo splendore del momento? Tutti, sotto l’albero di Natale, diventano buoni. Il mondo si riempie di promesse e di speranze.
ABETE. Non basta il Natale a salvare il mondo. È solo una bugia che si ripete. Per una notte tutti si credono buoni. Poi, per il resto dell’anno, continueranno a mandarsi al diavolo riempiendo di parolacce le loro stupide chiacchiere. Meglio la vita nel bosco, caro albero di Natale. All’alba ascolto gli uccelli che cantano. A mezzogiorno mi lascio accarezzare dalla luce. All’imbrunire offro un riparo ai caprioli. E sono così felice! Peccato che dalla città arrivino brutte notizie. Sulle offese fatte dall’uomo alla natura. Sul presente, tanto coperto di spine. Sul futuro, sempre più fosco e minaccioso. Ma soprattutto il vento, nella foresta, mi porta le voci dei fanfaroni che pontificano e non sanno, poveracci!, nulla di nulla. Di gente ignorante che guarda dall’alto della scala del pollaio. Per non dire dei politici rampanti che, con la loro boria, figlia dell’incapacità, portano alla rovina i loro partiti. Quale desolazione! Meglio i riflessi del firmamento che piovono sul bosco. Meglio il fruscìo furtivo delle volpi e dei lupi.
ALBERO DI NATALE. Poltrone miserabile! Chiudi quel becco che sa di resina. Nascondi nel muschio quelle radici sporche di terra. Di che foreste parli? Anch’io ho vissuto nel bosco. Poi, per fortuna, mi hanno tagliato con un colpo secco, zàcch, e mi hanno portato in città. Urla festanti di pargoletti mi hanno accolto come un eroe. Mani profumate di biscotti mi hanno riempito di addobbi. E tutti mi adorano come se fossi un dio: le bocce colorate, le campanelle che tintinnano, le luci che si moltiplicano in mille riverberi, i balocchi che proteggo con il mio mantello che pare l’abito di una regina. Altro che i caprioli! Stattene pure al freddo, montanaro.
ABETE. Durerà poco l’attesa del Natale. Presto l’euforia sarà passata. Già all’ora del panettone, con la pancia piena, la noia entrerà nelle case. E nel pomeriggio ognuno aspetterà soltanto che la festa sia finita. Corrono tanto in fretta, le cose!
ALBERO DI NATALE. Anche se poi si muore, contano i giorni belli e festosi che si sono vissuti.
ABETE. Arriverà la fine per tutti. Ma c’è una differenza, cocco! Un giorno, io vile abete, verrò trasformato in un mobile. Tu, con la tua boria, albero di Natale, finirai nel cassettone della spazzatura. Legato come un salame. O verrai buttato nel lago, in mezzo agli pneumatici, a bere l’acqua delle fogne. Sui tuoi aghi secchi i pesci deporranno le loro uova bavose. Farai solo schifo. Nessuno, allora, avrà più voglia di guardarti.
17-12-2017 01:00

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