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DIARIO di Giuseppe Zois
Don Chiappini e la Curia,
le ferite che fanno male
Giuseppe Zois


Caro Diario,
è noto dalla notte dei tempi come nascono e si propagano le notizie. Una efficace raffigurazione la fece già Virgilio (70-19 avanti Cristo), scrivendo della "fama", un mostro orribile con innumerevoli orecchie, occhi, bocca. Fattore decisivo è la velocità, tutto il resto - verifica e attendibilità - è secondario. Vediamo bene la crescita incontrollabile delle "fake news". Importante è creare clamore mediatico.
IL CASO di cui si è parlato allo scoppio il 20 novembre e poi in questi giorni è quello di don Azzolino Chiappini, 80 anni, posti di responsabilità a più riprese nella vita della diocesi: vicario generale, arciprete del Capitolo della Cattedrale, teologo e rettore della facoltà di Teologia. Una deflagrazione il suo arresto, confermato da comunicato del Ministero pubblico. Nuovo rumore dal 24 febbraio con il decreto di abbandono "non essendosi corroborati gli indizi dei reati ipotizzati" (peraltro molto pesanti, sequestro di persona, coazione, lesioni semplici). Determinante  per la chiusura la testimonianza della presunta vittima che forse poteva essere ascoltata prima di far partire la valanga.
CON IL SUO STILE di sobrietà, don Chiappini - comprensibilmente ipersollecitato dai media - ha ripercorso ciò che ha vissuto come sfregio alla dignità. Lo ha fatto con misura e pacatezza, lamentando la "cosificazione" subita, dal momento in cui fu affrontato da 4 o 5 poliziotti, a tutto il post. Il Procuratore Generale Andrea Pagani ha voluto motivare il "come" del trattamento, perché "non esistono imputati di serie A e di serie B". Più che di "proporzionalità" sarebbe appropriato parlare di sproporzione. Uno scrittore libero e franco come Arnaldo Alberti ha definito "sconvolgente" il trattamento riservato al prete, per il quale sarebbe bastato l’intervento di un assistente sociale, coadiuvato da agenti di polizia... in abiti civili invece che con l’uniforme, per salvaguardare l’integrità della persona nei confronti di terzi, testimoni occasionali dell’intervento coercitivo".
A BOTTA CALDA Alberti non aveva risparmiato critiche alla stessa istituzione Chiesa e all’attuale vescovo "con tutta probabilità a conoscenza della situazione" di don Chiappini. Invece, prima ancora che uscisse il decreto di abbandono, la Curia ha fatto firmare al sacerdote la rinuncia ad ogni incarico. Un’immeritata e precipitosa punizione a priori. Carlo Silini sul CdT scrive testuale: "Non abbiamo avuto l’impressione di un sostegno ufficiale particolarmente convinto di don Chiappini da parte delle autorità diocesane". Di certo è mancato quell’auspicabile senso fraterno, ancor più dovuto dopo il totale scagionamento di una personalità di spicco troppo sbrigativamente infangata.
06-03-2021 21:30

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