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DIARIO di Giuseppe Zois
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Giuseppe Zois


Caro Diario,
non si può non rimanere sconvolti dai casi di violenza che si susseguono. A Lugano è stato processato e condannato a 4 anni da espiare un ex-maestro di 56 anni che dimostrava l’amore per la sua compagna con pugni e sberle. Si è parlato di maltrattamenti, ma siamo ben oltre quando si arriva a percosse, minacce, intimidazioni (scelte alternative all’uso della ragione). Comportamenti di rozzezza, brutalità, coercizione, soprusi senza più freni, considerando che alcuni episodi avvenivano davanti ai figli minorenni, ai quali pure era riservata "qualche sculacciata educativa". A comprova: esami medici delle lesioni e rapporti della scuola sugli ematomi dei bambini.
IL GIUDICE Amos Pagnamenta non ha usato mezzi termini con l’imputato che ha violato "l’autodeterminazione sessuale della compagna, la sua integrità fisica e quella dei figli, umiliando la donna ridotta a oggetto". Si dice, in genere, che queste situazioni ci sono sempre state e oggi per fortuna vengono a galla e finiscono dove è giusto: in tribunale. Sicuramente vero, ma siamo sempre alla punta dell’iceberg. Troppe ancora le storie sommerse. In autunno si giudicherà un’altra annichilente pagina di abusi fra le pareti domestiche, nel Bellinzonese. Due coniugi, lei 45 anni e lui 50, sono accusati di un centinaio di violenze sessuali inflitte per una decina d’anni ai due figli minorenni.
SI RESTA impressionati davanti a imputazioni quali: atti sessuali con fanciulli, coazione, pornografia dura, violenza carnale (quest’ultima solo del padre sulla figlia). Arduo trovare parole appropriate per simili tirannie e ancora più ostico ipotizzare quali saranno le conseguenze dei traumi subiti da parte di chi - più di tutti - dovrebbe educare al rispetto e alla fiducia. A volte si arriva ad avere paura persino della stessa paura, che penetra nell’animo di chi la subisce. Difficile combattere un nemico infiltrato con inumana crudeltà e che insegue come un’ombra.
LA VIOLENZA ha molte facce e lascia una scia di sofferenze e ferite che poi difficilmente si cicatrizzano. Ci sono stati recenti casi di prevaricazione compiuti da poliziotti, figure preposte a difendere dalla prepotenza. Che è un veleno pericoloso, sempre pronto a deflagrare. Diseducativo è anche un certo linguaggio in uso nello sport, ad esempio un titolo (di questa settimana) come "Caviglie da azzannare" o frasi del tipo "io voglio giocatori che mordano le caviglie degli avversari", attribuita a un nostro allenatore. Nello sport esiste già troppa propensione all’eccesso.
25-08-2019 01:00

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