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DIARIO di Giuseppe Zois
Immagini articolo
I ricordi del vescovo
con le radici in Ticino
Giuseppe Zois


Caro Diario,&softReturn;tra i grandi avvenimenti che hanno scandito la settimana, ce n’è uno piccolo ma significativo vissuto nella Val Carvina, in particolare a Medeglia e Isone. Qui è arrivato in gradita visita un vescovo argentino, nato da queste radici. Il suo nome è Marcelo Julián Margni, discendente da un ceppo di tre, forse 4 intrepidi fratelli che affrontarono l’Atlantico subito dopo la prima guerra mondiale in cerca di un diverso e migliore futuro. È passato ormai un secolo da allora. A Medeglia il presule ha due parenti strettissimi, Daniele Margni di 96 anni e Olivetta Rebozzi di 85, con i loro nipoti.
IL BISNONNO del vescovo era un Celestino, mentre il padre si chiamava Juan Carlos (la madre è pure un’immigrata: Carmela Pellecchia, partita dalla provincia napoletana dopo il secondo conflitto mondiale). L’incontro di don Marcelo con le due comunità è stato in un clima di festa antica: di familiarità in una schietta cordialità. Strette di mano, sorrisi, ricordi e naturalmente preghiere durante una Messa. "Noi siamo cresciuti sapendo che le origini erano in un villaggio vicino a Lugano. Questo ci raccontavano i nonni": così ha esordito don Marcelo, nato nel 1971 ad Avellaneda, periferia di Buenos Aires, prete dal 1999, nominato vescovo ausiliare di Quilmes il 5 dicembre dell’anno scorso. "Secondo la tua parola" il motto episcopale scelto da don Marcelo, uno che sprizza energia, vitalità e una simpatia immediata.
DA VESCOVO scruta i segni dei tempi e dice: "Dobbiamo rinnovare lo sguardo, essere uomini capaci di positività. Stiamo vivendo un cambiamento epocale, in tutti i campi e non abbiamo ancora la percezione piena della portata dei mutamenti in atto, cosa significheranno, che incidenza avranno su ciascuno, sulla società. Per la Chiesa, per quelli che vogliamo servire, c’è un compito molto importante: mettere Gesù al centro, sempre, di questa trasformazione". Il concetto è che siamo chiamati a un nuovo umanesimo in una sorta di universale sinfonia. In quest’epoca di confusione dobbiamo far sentire una voce di speranza, di incontro, di fraternità.
HA CONFESSATO: "Medeglia è qualcosa che mi riporta a mio padre, alla contemplazione della mia, della nostra storia di discendenti da emigrati. Qui ritrovo i valori che ho nel sangue: il lavoro, l’onestà, la democrazia, la trasparenza, la verità, la giustizia. Pensare a Medeglia, quindi alla terra dei miei antenati, è far memoria. Che è un legame prezioso perché aiuta a cogliere ciò che di buono ha rappresentato il passato per costruire un presente di fiducia e di relazioni forti". Questa è la sfida, alla quale segue il suo sogno da vescovo, quello di una fraternità vera: "Non possiamo costruire con gli altri se li teniamo lontani".
23-09-2018 01:00
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