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DIARIO di Giuseppe Zois
Il potere delle parole
che vengono dal cuore
Giuseppe Zois


Caro Diario,
può capitare di inoltrarsi verso Piazza Riforma, a Lugano, e sentir risuonare la calda voce di un cordiale "buongiorno" indirizzato a chissà chi nel primo mattino. Andiamo tutti e sempre talmente di corsa, assorti nei nostri pensieri che anche il più gradito augurio - quello cioè di un tempo amico - è uscito dalle nostre abitudini. Ci pare di aver tutto da fare e se anche ci scambiamo un saluto, lo facciamo in forma meccanica. Un malinconico segno di come si sfilaccia il tessuto dei nostri rapporti. Passa un giorno, passa l’altro, rischiamo di diventare impermeabili.
"BUONGIORNO" è un indirizzo di ottimismo, di positività, di slancio nella brezza delle ore mattutine, è un moto di empatia in un diffuso tran tran arido di emozioni. Un "buongiorno" oggi desta quasi meraviglia, colora di amabilità il prossimo, chiunque sia, anche lo sconosciuto che il caso ci pone a fianco nel bar dove prendiamo il caffè, sul bus o sul treno, negli incontri imprevisti.
DOVREMMO davvero riscoprire la bellezza dell’auspicare benessere, serenità, gioia e tutto ciò che quella parola-dono contiene, così come "grazie", "per favore", "buone cose" o "stia bene". Lo scrittore Luigi Santucci, che fu accolto come profugo nel Ticino, immaginava che un "buongiorno" può addirittura farcela a spostare il mondo dai suoi cardini di egoismo, indifferenza, ripiegamento in noi stessi, al punto che "lassù, oltre le nuvole gli angeli fanno un Ooooooooh polifonico e tornano a darci una mano".
FASCINO E FORZA delle parole anche in questa società a motore sempre acceso. Un esempio ci è venuto da un gruppo di 12 nipoti, uniti nel manifestare il loro più sentito "grazie" alla nonna Ava di Buseno, volata verso il cielo lasciando questa preziosa eredità di vita: "Ci hai consigliato quando stavamo per sbagliare, ci hai raccontato storie quando non riuscivamo a dormire, ci hai preso per mano quando avevamo paura, ci hai insegnato a sorridere, amare ed essere sempre uniti. Ci hai coccolati, cresciuti ed aiutati ad essere quello che siamo oggi". Questa è una tra le più belle lapidi che un insieme di cuori ha saputo scolpire con la lucentezza e il profumo della riconoscenza. Il "grazie" contiene ed esprime l’essenza della vita.
IL LINGUAGGIO della semplicità, dello sguardo, del gesto e della parola travalica retorica e ridondanza: lo fa con la forza della spontaneità e della naturalezza. Come quando Lorenzo, 4 anni e mezzo, fa quasi sognare rivolgendosi alla maestra: "Questa neve profuma di freddo ed è calma come quando fa buio". Che è poesia palpitante.
23-02-2020 01:00

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