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STORIE di Clemente Mazzetta
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"L'unica cintura rossa
...che ballava il rock"
Clemente Mazzetta


Piccolo, appena 1,65 centimetri, ma energico e uno sguardo ardito. Eric Hänni, prima medaglia d’argento svizzera di judo, è sempre lo stesso. Porta gli stessi baffi di quando aveva vent’anni. Ora sono bianchi ma a 80 anni ci può stare. L’uomo sembra fatto di caucciù, tanta è l’agilità con cui si muove sul tatami, il tipico tappeto dello judoka. Si allena ancora. Ma non allo stremo, come quando era giovane, quando si faceva 30 chilometri in bici per prepararsi alle olimpiadi: "Andavo allora da un allenatore molto bravo, ma molto severo: per spronarci ci fustigava con una canna di bambu. E per tre anni mi sono allenato tutti i giorni. Miravo alle olimpiadi".
L’allenamento di oggi è decisamente meno intenso. Sul tatami sale solo una volta la settimana, con gli amici. Tutti con i capelli grigi, quelli che ancora ce li hanno. Poi, dopo l’allenamento, dalla palestra vanno al tavolo del ristorante. Eric abita in un paesino sul lago di Neuchâtel. A Portalbal. Ma 65 anni fa, quando aveva 15 anni già lavorava come apprendista meccanico a Delémont. "Volevo fare il giardiniere ma mio padre insistette: meccanico".
Per lui lo judo, letteralmente la "via della gentilezza", è stata la strada che gli ha cambiato la vita. La medaglia conquistata 55 anni fa, alle olimpiadi di Tokyo del 1964, gli ha permesso di cambiare la tuta blu, di operaio, con il kimono, l’abito ufficiale giapponese che indossano gli atleti. Che lui cinge con una cintura rossa: perché è l’unico svizzero ad aver ricevuto per meriti sportivi il nono Dan. "Per me è stato un onore, un grande riconoscimento per la mia attività sportiva, per i 55 anni che ho dedicato allo judo", dice. Ogni Dan segnala diversi livelli di padronanza o esperienza. Siamo ai massimi livelli della disciplina che Hänni ha iniziato da giovane, rubando il tempo al tornio dell’officina. Dove - non lo dimentica - ha vissuto una storia di eccezionale solidarietà. Di forte suggestione le immagini in bianco e nero di un filmato girato nel ’64 dalla tv svizzera (notreistoire.ch). Hänni attorniato dai compagni di lavoro che apre un pacco con dentro un pacco, con dentro un pacco... Alla fine una piccola scatola. "Erano 4-5mila franchi!" e ancora si commuove. Quei soldi gli sarebbero serviti per la sua famiglia perché quando fu selezionato per le olimpiadi il responsabile dell’officina gli disse che non avrebbero potuto pagarlo per il periodo delle sue assenze. E senza paga, sposato, con un figlio piccolo...
"Sono stato così in grado di andare a Tokyo. Per questo dico che quella vinta alle olimpiadi è stata la prima medaglia dei giurassiani. Quando ritornai a casa, arrivando in treno a Delémont, fui accolto da più di 22mila persone. È stato qualcosa di indescrivibile. Emozionante".
Pochi giorni dopo Hänni era già al lavoro. E ancora traffica col tornio. Ha appena aiutato un vicino a sistemare il trattore. "Ma quella medaglia d’argento vinta in Giappone, sorprendendo tutti, mi ha cambiato la vita". Dapprima girò la Svizzera per propagandare lo judo. Tutti lo volevano vedere. Parlargli. Sentirlo. Fu assunto come insegnante da una scuola di judo a Zurigo. Quindi aprì, nel 1972, una sua scuola di Judo a Berna che in pochi anni raggiunse i mille iscritti. Non mancarono i problemi ovviamente: tutti superati, grazie allo judo. Che è più di uno sport. "È una grande scuola di vita", dice Hänni. Dove bisogna sempre rialzarsi. Ma forse non tutti sanno che prima delle olimpiadi, quando aveva 22 anni, vinse il titolo di campione svizzero del rock’n’roll. "Andavo con un paio di ragazze alle feste dei vari paesi. Ballavamo ovunque. Partecipammo anche al campionato svizzero". Una sola volta. Poi lo travolse la passione per il judo.
cmazzetta@caffe.ch
25-08-2019 01:00


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