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Loretta Napoleoni
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Una politica assente
per il business migranti
Lorenzo Cremonesi
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Mariarosa Mancuso
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dalla domenica pomeriggio

Loretta Napoleoni
Una politica assente
per il business migranti
Loretta Napoleoni
Chi è
Esperta di economia internazionale e terrorismo. Ha pubblicato vari libri; l'ultimo uscito è 'Democrazia vendesi'.
T orna alla ribalta la questione dei migranti in Europa proprio nella settimana mondiale dedicata ai rifugiati. A tre anni dallo scoppio della maggiore crisi umanitaria dalla fine della seconda guerra mondiale, gli scenari continuano ad essere preoccupanti.
L’assenza di una politica comune europea ha fatto sì che i flussi migratori riflettano la facilità con la quale si riesce ad ottenere asilo in un Paese piuttosto che in un altro. Fino al 2015, le destinazioni più ambite erano le nazioni scandinave dove esisteva una politica di assorbimento dei migranti migliore che nel resto dell’Unione Europea. Ma negli ultimi tre anni questi Paesi hanno cambiato registro ed alle frontiere sono ricomparsi i controlli.
Paradossalmente oggi una delle destinazioni più ambite è il Regno Unito, nazione che si appresta ad abbandonare l’Unione Europea. I motivi possono essere riassunti così. Si ha diritto a richiedere l’asilo indipendentemente da come si è arrivati sul suolo britannico - il che significa che non si viene automaticamente rispediti nel Paese europeo d’ingresso; non esiste l’obbligo di possedere documenti di identificazione come la carta d’identità, è quindi facile scomparire tra la popolazione; grazie alla lunga tradizione di immigrazione, per lo più proveniente dai Paesi che facevano parte del suo impero, esistono molte diaspore dove i migranti possono integrarsi.
Tradizionalmente il Regno Unito è sempre stato la meta di chi voleva ricongiungersi con qualche familiare. Tra i porti d’ingresso lungo la costa francese della Manica c’era Dunkerque. Nel 2006 nei boschi circostanti della Grande-Synthe sorse il primo campo profughi informale, subito ribattezzato giungla a causa delle condizioni disumane in cui vivevano i 60 residenti. Verso la fine dell’estate 2015, a seguito della pressione dell’eccezionale flusso di rifugiati che si spostava lungo la rotta dei Balcani, il numero dei suoi abitanti è aumentato fino ad arrivare a 3000.
Dall’inizio del 2016, sono sorte altre giungle nei boschi intorno a Dunkerque. Alcune sono bruciate, come Basroch, dove vivevano 3000 persone, altre esistono ancora, ad esempio Bon Séjour, dove dalle 1500 alle 2000 persone aspettano di attraversare la Manica.  
L’aumento dei migranti in cerca di un passaggio ha prodotto un vero e proprio "giacimento" per i trafficanti. Traghettare i residenti delle giungle francesi è ormai un business multimilionario. "In cinque trimestri dalla fine del 2015 all’inizio del 2017 trafficare i residenti di Basroch ha fruttato piu’ di 12 milioni di euro - spiega Ann Lamont, una volontaria belga che insieme ad alcuni colleghi ha fatto uno studio proprio su questo tema -. Tutti i campi sono controllati da bande di trafficanti etnici, spesso in lotta tra di loro. Quello di Basroch dove arrivava molta gente che scappava dallo Stato islamico, era in mano ai curdi iracheni, ma spesso c’erano sparatorie con le gang degli albanesi e degli afgani, che volevano gestire loro il traffico di migranti".
Il prezzo della traversata è variabile, in media bisogna spendere tra i 3’000 e i 4’000 euro a persona, ma a volte si riesce a raggiungere le coste britanniche per molto meno. "Quando la domanda è alta e le possibilità di successo sono buone, i prezzi scendono - riprende Ann Lamont -. L’economia del business dei migranti nelle varie giungle dipende anche dai controlli della polizia, dalla caccia alle bande etniche che lo gestiscono, non soltanto dal numero di domande di transito. Se in una giungla la polizia riesce a smantellare la rete dei trafficanti subito dopo le bande che le facevano concorrenza si attivano, offrono sconti per traghettare i migranti e così facendo si impadroniscono del territorio".
Il modello descritto dalla Lamont assomiglia molto a quello applicato in Africa, Asia e Medio Oriente dai mercanti di uomini. Modello che a quanto pare è stato riprodotto in Europa. Unica differenza sono i legami con il mondo del crimine nei Paesi di arrivo. Per i trafficanti i migranti sono merce preziosa anche quando non hanno i soldi per pagare, in forza del debito contratto vengono venduti come manovalanza alle bande criminali locali. L’attività che svolgono varia dallo schiavismo nell’industria agricola alla prostituzione.
L’assenza di una politica migratoria che funzioni in tutto il continente, dunque, ha finito per offrire grosse boccate di ossigeno al mondo della criminalità. Ma la colpa non è dei migranti, la stragrande maggioranza dei quali  una volta messo piede in Europa finisce per essere doppiamente vittimizzata, la colpa è nostra, perché finché i flussi dei migranti non si fermano in casa nostra consideriamo il problema esterno e non interno. Ecco l’ennesimo esempio dell’assenza dell’anima politica europea.
24-06-2018 01:00


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