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"Dal palco vi racconto
la superiorità femminile
Roselina Salemi


Volete l’elenco? C’è Mary Anderson, che ha inventato il tergicristallo (e chi lo sapeva?). C’è Lilian Gilbreth, ideatrice della pattumiera a pedale (comoda, no?). C’è Eugénie Brazier, capostipite della cucina francese (ma nessuno ne parla). C’è Shih Ching, piratessa cinese (comandava 300 giunche, 20mila persone). C’è Nelly Bly (vero nome Elizabeth Jane Cochran) la prima giornalista investigativa sotto copertura, l’unica nell’800 a fare il giro del mondo in 72 giorni. C’è la moglie dimenticata di Einstein, Mileva Maric. Oddìo, non me le ricordo tutte!". Ce ne sono 99 di storie così nello spettacolo teatrale Se non posso ballare… non è la mia rivoluzione (frase di Emma Goldman, anarchica russa morta nel 1940 che aveva intuito la pericolosa deriva del socialismo sovietico), un lungo tour teatrale. Sul palco c’è lei, Lella Costa.
Con il suo caschetto dispettoso, entusiasta, divertente, carica come un orologio a molla si racconta al Caffè: "In tempi variabili da quaranta secondi a un paio di minuti racconto le donne lasciate indietro dalla memoria collettiva con una poesia, una citazione, una smorfia, un accento. È un impegno! L’ispirazione viene dal libro di Serena Dandini, Catalogo delle donne valorose, ma lo spettacolo allunga di parecchio la lista che ha escluso per ora le viventi (chissà, forse un sequel). Queste donne hanno rivoluzionato il mondo, eppure molte non sono nei libri di storia, non hanno una strada o una piazza che le ricordino".
Il tour andrà avanti per tutto il 2020 e arriverà all’autunno 2021 accompagnato da un progetto didattico che coinvolgerà gli studenti di 14-19 anni. A loro verrà chiesto di esprimere la preferenza per una donna "valorosa", cantante, attrice, ma anche psicologa, zia, nonna, amica, perché nel nuovo catalogo entrino le eroine di tutti i giorni. Si partecipa online attraverso il sito www.ioballoperlei.it motivando la scelta e pubblicando una foto con l’hashtag #ioballoperlei. I post più significativi saranno mostrati nei teatri. "Giustamente, se i ragazzi non sanno niente, se mancano dei pezzi di storia, forse la colpa è un po’ nostra", osserva Lella.
Rimediamo! Tutto troppo serio? Didattico? Lamentoso? "No, assolutamente, non vogliamo piangerci addosso. Il tempo della lagna è finito! Vogliamo offrire leggerezza e divertimento. Raccontare così anche cose serie non vuol dire svilirle ma farle ascoltare. Perché se racconti solo tragedie, a un certo punto lo spettatore tira giù la saracinesca. Se lo sorprendi con il sorriso, poi riesci a fare, spero, qualcos’altro". Obiettivi? "Puntare alla parità vera, e perché no, alla superiorità femminile - scherza Lella Costa - ma abbiamo un problema. Non sempre siamo sicure del nostro punto di vista. Ci mancano le autrici, in tutti i campi, nel cinema, nella letteratura. Esiste ancora una grande disparità perché il mondo è pensato sul maschile, che è un po’ un ossimoro. Gli uomini non è che pensino tanto...". Però qualcosa sta cambiando. "Dite che ci siamo? E allora perché la prima presidente italiana della Consulta è ancora una notizia? Marta Cartabia resta in carica soltanto nove mesi (non si può essere giudice costituzionale per più di dieci anni). Perché ogni volta che una donna conquista un posto importante in politica, in un consiglio di amministrazione, tutti si stupiscono: toh, guarda, ce l’ha fatta!".
Avremo la parità quando un incarico prestigioso non sarà più un’eccezione, quando al potere avremo anche donne senza meriti (succede a tanti uomini) e qualche cattiva maestra, come suggerisce Serena Dandini. C’è ancora un bel po’ di strada da fare...".
08-08-2020 23:30


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