Dello stesso autore
di 0
IL DOSSIER


I fatti e le opinioni
sulle vicende S.Anna
IL DOSSIER

Economia
in ostaggio
di "Prima i nostri"
GRANDANGOLO

Se la tredicesima
da sola non basta più
L'INCHIESTA

Case anziani nel caos,
il personale è in rivolta
L'IMMAGINE

Una settimana
un'immagine
LE PAROLE

di Franco Zantonelli

Ma Padre Cristoforo
era un assassino!
LE FIRME DEL CAFFÈ
Loretta Napoleoni
Loretta Napoleoni
Millennial al potere
ma non "correct"
Lorenzo Cremonesi
Lorenzo Cremonesi
Nella base americana
"Pronti, qui in Corea"
Guido Olimpio
Guido Olimpio
Propaganda e verità
sono sempre in guerra
Luigi Bonanate
Luigi Bonanate
Quelle vie d'uscita
per Gerusalemme
Mariarosa Mancuso
Mariarosa Mancuso
Premiata a Locarno
la parodia del cinema
Chiara Saraceno
Chiara Saraceno
Per le famiglie servono
sostegni continuativi
Elisabetta Moro
Elisabetta Moro
La pizza nasce local
ma è diventata global
Luca Mercalli
Luca Mercalli
Resta solamente
una sottile speranza
LE INTERVISTE

I protagonisti
della cronaca

ULTIM'ORA
Dall'
Amministrazione
Dalla
Polizia
Ultim'ora
15.12.2017
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale alberghi e ristoranti, Ticino, terzo trimestre 2017
14.12.2017
L’Ufficio dell’ispettorato del lavoro ha pubblicato le date dei corsi di formazione inerenti la Legge federale sul lavoro e relative Ordinanze, previsti durante l’anno 2018
14.12.2017
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale attività manifatturiere, Ticino, ottobre e terzo trimestre 2017
13.12.2017
Aggiornati i dati su consumo e produzione di energia in Ticino consultabili nel portale dell'Osservatorio ambientale della Svizzera Italiana [www.ti.ch/oasi]
13.12.2017
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale costruzioni, Ticino, ottobre e terzo trimestre 2017
12.12.2017
Notiziario statistico Ustat: Le transazioni immobiliari in Ticino nel terzo trimestre 2017
11.12.2017
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale banche, Ticino, ottobre e terzo trimestre 2017
07.12.2017
Pubblicati orari e tariffe dei trasporti pubblici, validi dal 10 dicembre 2017 [www.ti.ch/trasporti]
04.12.2017
Militare: Visite di reclutamento 2018
04.12.2017
Caccia tardo autunnale: evoluzione delle catture al 04.12.2017 [www.ti.ch/caccia]

Sfoglia qui il Caffè

E-PAPER aggiornato
dalla domenica pomeriggio



Guido Olimpio
Propaganda e verità
sono sempre in guerra
Guido Olimpio
Chi è
Si occupa di terrorismo internazionale e Medio Oriente, lavora al "Corriere della Sera" come inviato negli Stati Uniti
Le fake news hanno molte "facce". Le lanciano i teppisti del web, i cospirativi amanti di teorie vere o presunte, formazioni estremiste. E poi ci sono i canali usati da alcuni governi per creare una sorta di contro-informazione o seminare zizzania nel campo avversario. Le denunce americane nei confronti delle "fabbriche di notizie false" russe vanno in questa direzione. Ma è evidente che anche nel duello tra autorità e gruppi eversivi c’è spazio per la guerra di propaganda, dove dati sicuri si mescolano ad altri privi di fondamento. È storia antica.
Senza voler andare troppo indietro nel tempo possiamo ricordare la produzione di video qaedisti realizzati in realtà da una società ingaggiata dal Pentagono. Dopo l’invasione dell’Iraq, nel 2003, gli americani hanno pagato una ditta per realizzare brevi clip su Cd Rom, filmati che sembravano opera dei terroristi. In realtà era il modo di mettere in cattiva luce i militanti iracheni mostrandoli impegnati in attacchi e violenze contro i civili. Metodo a doppio taglio: se da un lato danneggia il messaggio degli insorti, dall’altro aiuta a diffonderlo. Perché chi segue certi filoni è pronto a credere a tutto quello che esce sulla rete e non solo. Dunque il concetto di fake news è relativo. Lo si è visto nelle rivolte in Libia e Siria, con la diffusione di foto che accostavano ad esempio il senatore americano John McCain a presunti capi terroristi. Manipolazioni - sospinte da elementi filo-russi e filo-iraniani - che però hanno fatto molta strada.
La disinformazione è poi proseguita durante la campagna anti Stato islamico, con le indiscrezioni - a volte fasulle - su fratture, contrasti e manovre all’interno del movimento guidato dal Califfo. Nell’era di twitter e Facebook è facile far circolare una tesi o una "verità": il semplice post accompagnato da un video è in grado di aver un alto impatto. Almeno per qualche settimana o mese.
Anche i combattenti di al Baghdadi o i seguaci di al Qaeda sono ricorsi a questa cortina fumogena sfruttando abilmente i social network. Osama già negli anni ’90 predicava che una buona parte della Jihad dove essere svolta sul terreno propagandistico. E così è stato. I militanti dell’Isis hanno investito molto nel settore, con un apparato capillare per rilanciare al massimo la loro azione, ma anche per coprire aspetti operativi.  Non pochi quadri, spesso coinvolti in missioni delicate, hanno fatto credere di essere morti. Sul web sono apparsi gli annunci del loro decesso, in alcuni casi i compagni hanno informato persino le famiglie dei presunti "martiri". Trucchi per dar modo ai guerriglieri di dedicarsi ad un piano da attuare in un Paese occidentale e confondere le idee alle polizie. Usando sempre queste tecniche hanno mostrato i nemici in fuga, presunti bottini bellici catturati, corpi di vittime del loro fuoco. Per alcuni casi non c’erano dubbi sulla veridicità, ma per altri era impossibile verificare.
Un metodo che comunque ha attecchito. Prendiamo la strage di Las Vegas, compiuta dall’americano Stephen Paddock. Lo Stato islamico l’ha rivendicata senza fornire alcuna prova, ma questo ha comunque insinuato il dubbio di un coinvolgimento diretto. Esperti ed analisti hanno dedicato articoli dettagliati all’assunzione di responsabilità, dividendosi tra chi si mostrava scettico e chi affermava "che è raro che si attribuiscano cose che non fanno". La vogliamo dire tutta: per i tagliagole è stato comunque un successo, visto che si è sospettato che il killer potesse aver agito nel nome del Califfato.
12-11-2017 01:00


I video della settimana
Inviate i vostri video a caffe@caffe.ch

Al-Abadi
dichiara la fine
della guerra
all'Isis in Iraq

I 300 giorni
di carcere
del giornalista
Deniz Yucel